Lou Reed – Metal Machine Music

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Essenzialmente il più grande disco di tutti i tempi. 
Peccato che non sia così semplice.

Intanto definendo così MMM non si può in qualche modo non interrogarsi su quanto Lester Bangs possa aver influito sul mio giudizio. Nutro una enorme stima per Bangs, l’unico critico che abbia mai letto che non faceva la critica al rock, ma vera e propria critica-rock. Per Bangs era molto importante la sincerità artistica, la musica rock era, ed è tutt’ora, il mezzo di comunicazione più potente che esista, e il più democratico, quindi l’unico modo per comunicare qualcosa di Vero col rock è, banalmente, essere se stessi.

Ognuno ha la sua musica, ed ognuno ha anche il suo rock, quello di Bangs non era il garage, il punk o un’altra stupida etichetta affibbiata alla nuova moda del momento, il rock di Bangs era quello che suonava dal cuore. Può sembrare una cazzata detta così, ma basta considerare il livore che accompagnavano le sue recensioni di gente come David Bowie, James Taylor e Elton John, cioè verso tutto quel rock che era prima di tutto immagine, moda, tendenza, spettacolo o emotività spicciola.

Comunque, prima di impantanarmi e scrivere un articolo su Lester Bangs, volevo solo dire che sì, Bangs ha influito sul mio giudizio ma quando lessi la sua recensione su MMM sapevo bene cosa fosse MMM, e sinceramente la lessi come una gigantesca presa per il culo.

Cosa mi ha fatto cambiare idea?
Nel 1975 ne sono successe di cose importanti, cioè ragazzi, è uscito “Neu! ’75” dei Neu, è uscito nientepopodimenoche “Discreet Music” di Brian Eno, insomma tutta roba che smuoverà non poco le acque, tutta roba buona e sopratutto ASCOLTABILE, cazzo dovrebbe avere MMM che questi due album qua usciti lo stesso anno non hanno?

Quello che non capivo di MMM è che questo album di Lou Reed, deus ex machina di tutto il fottuto rock come lo conosciamo, non è soltanto due pezzi di plastica che suonano più o meno come un officina metalmeccanica, ma è Arte.

Dai gente, lo sappiamo tutti molto bene, Lou Reed non è John Cage. Non è Luigi Nono, non è La Monte Young, Lou Reed è un cazzone, anche perché solo un cazzone può essere il padrino adatto per il rock.

Nessun musicista rock fa Musica con la M maiuscola, proprio per questo ci piace da matti. Certo, in molti lo credono, come lo stesso Reed, ma in questa loro cieca opera masturbatoria in realtà ci donano la più bassa di tutte le forme d’arte possibili.

Tutti sappiamo cos’è “Sally Can’t Dance”, un aborto musicale degno di MTV, ma “Sally Can’t Dance” vendette milioni di copie. Perché? Perché c’era Lou Reed.

Si potrebbe dire a questo punto che l’operazione MMM sia l’equivalente della “merda d’artista” di Manzoni, ma non è affatto così! Se proprio vogliamo fare un parallelo dovremmo farlo proprio con Sally, un disco vuoto, anzi: pieno di merda, dove Reed non sapeva nemmeno cosa stava facendo. Invece MMM è il passo successivo, un passo che Manzoni non poteva fare, perché lui non era l’icona intoccabile che Reed invece incarnava e incarna per il rock.

MMM fa quello che i Kraftwerk non sono mai riusciti a fare, Lou Reed ha davvero eliminato l’uomo, il suo apporto al disco è stato quello di poggiare delle chitarre accordate come Dio-solo-sa e lasciarle piangere, ridere, scherzare fino all’annichilimento più totale.

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Perché qualcuno dovrebbe ascoltare MMM?
Non c’è niente di realmente pensato in quell’album, Reed era probabilmente più fatto di quanto ci confessi oggi, allora perché, perché mi piace così tanto?

Riascoltando MMM, dopo una carrellata lunghetta sui Velvet e il primo Reed solista, mi sono come paralizzato. Il primo lato, potente, carismatico, dissonante, mi ha spaventato, ma allo stesso tempo mi ha comunicato tanto. Il terzo l’ho trovato quasi simpatico, il quarto addirittura elegiaco e monumentale.

Ma poi: chissene se ha influenzato la new-wave, la rumoristica nipponica (per inciso: io odio Merzbow) e cazzi e mazzi, e mazzi e cazzi, MMM non è musica, è un monumento al rock.

Lou Reed, l’uomo che con i Velvet Underground ha posto le basi per tutti i stramaledetti generi e sotto-generi del rock, compie la  discesa dal suo trono splendente e si rivela per quel che è: un perfetto idiota. Ma se lo è lui, gli altri cosa sono?

E da qui si giunge alla verità finale: nessuno nel rock è un genio, sono tutti musicisti falliti in partenza (detto con simpatia), idioti con la presunzione di azzeccare un riff e divenire immortali. Certo, ci sono le differenze, artisti come Eno o Fripp non possono vedersi attraverso una cotale semplificazione, ma loro non sono il rock, Lou Reed invece è sempre stato il rock per eccellenza.

Ma se Lou Reed è il rock allora cos’è MMM? 
MMM non è musica, ma ascoltandolo mi ha comunicato emozioni reali, MMM non l’ha suonato per davvero Lou Reed, eppure è un disco di Lou Reed, MMM è arte, ma di che tipo? Dada? Surreale? O forse è un tipo a sé, un qualcosa di unico e irripetibile?

Ecco: per me MMM è un evento irripetibile.

Lou Reed sconfigge il rock, sconfigge la barriera di idolatria smodata e becera, sconfigge “Sally Can’t Dance”, sconfigge l’industria e si denuda di fronte a noi.

MMM è una merda perché Lou è una merda, un’idiota che credeva davvero di fare dell’arte e di ispirarsi ai grandi compositori moderni. Eppure così facendo ci ha donati l’opera rock che più rock non si può, è così rock da trascenderlo, diventa il rock puro, perfetto.

MMM è il capolavoro del padrino di questo genere musicale così basso, diretto, sincero. È un urlo di dolore, di gioia, è come dice lo stesso Reed un vaffanculo, è l’estensione massima del suo ego.

Se quanto ho imparato è giusto, allora “Sally Can’t Dance” è un insulto bello e buono a chi ha amato Reed e il rock in generale, mentre MMM è la sua esternazione più sincera e tragica. Per questo è il più grande disco di tutti i tempi.

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29 risposte a “Lou Reed – Metal Machine Music

    • Chissà!
      Alla fine questi sono dischi quasi più da storiografia che da ascoltare giorno e notte, e di certo è la sua storia ha dargli un valore perché, come ricorda lo stesso Lester Bangs, chiunque di noi avrebbe potuto farlo (e quindi è proprio il fatto che lo abbia prodotto Lou Reed che lo rende eccezionale).

  1. Ahahah, che merda di disco 😀 😀
    Un insulto alla musica!
    Senza fare tanto i sofisticati intellettuali, nel ’75 usciva “A Night at the Opera dei Queen”… scusate se è poco…

    • Cosa ci sia di sofisticato ed intellettuale nel mio ragionamento mi sfugge.

      Personalmente credo che il rock in rari casi possa essere considerato qualcosa di più di un divertissement, anche Arte delle volte. Questo è il caso, ma non mi metterò a ripetere tutta la tiritera del post.

      Nel 1975 sono usciti “Neu! 75” dei Neu, “Horses” di Patti Smith, nasce l’ambient di Brian Eno (e in generale ne ho parlato anche in un altro post di questo anno). Ma MMM non ha le pretese di un album di musica rock, questo è certo.

      • Non mi riferivo a te era un ragionamento sul disco e su certi artisti.
        Non ho le competenze musicali che hai tu, ascolto musica ogni tanto, per piacere, che mi gasa, mi pompa i muscoli e mi fa sentire un semidio, anche se lo sono solo in parte (un semisemi). Quel che non mi piace non lo ascolto anche se ammetto che certa musica si fa apprezzare col tempo e i gusti possono cambiare.
        Sulla definizione di arte il ragionamento è estremamente semplice:
        – Se è soggettiva la basilica di San Pietro vale quanto un rottame di bicicletta e quindi quel disco di Lou Reed fa schifo perché A ME fa schifo e siccome non sono di quelli che fanno finta di rispettare le opinioni altrui, fa VERAMENTE schifo e se a un altro non fa schifo, non capisce niente di musica.
        – Se è oggettiva (e, almeno in parte, lo è e lo deve essere, se si vuole superare lo stadio bambinesco del “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”), quel disco di Lou Reed fa schifo perché tecnicamente è una merda, non suscita alcuna emozione (salvo forse sotto l’effetto di droghe (ma io ne uso perché fanno male e minano il mio fisico semidivino)) e non dice assolutamente nulla dal punto di vista contenutistico.
        Certo, una parte di soggettività rimane sempre ma esistono, per tutte le cose, certamente anche per la musica, dei criteri di giudizio universali. Per esempio, può apparire una sciocchezza ma hanno sperimentato che certa musica alza la soglia della fatica, tanto che hanno vietato l’utilizzo di auricolari in manifestazioni sportive come la Maratona di New York. La musica ha effetti sull’umore e certa musica ha effetti di un certo tipo, altra di altro tipo. Potrebbe essere un principio da cui partire. Quel disco (ho ascoltato velocemente qualche parte, è ovvio che la mia opinione è altamente opinabile) a me pare una accozzaglia di suoni senza senso.
        Il fatto di sperimentare è un’altra grandissima cacchiata: io posso sperimentare la “programmazione istintiva” battendo tasti a caso sulla tastiera del PC. Il risultato, come per il disco di Lou Reed, sarà un m…a totalmente inutile.

      • Ti lascio il link di una canzone tecnicamente mostruosa fatta da gente che sa suonare e cantare PER DAVVERO e che a differenza di Lou Reed et similia ha l’intelligenza di non prendersi troppo sul serio

        Alla prossima, ciao.

        • Allora, intanto grazie del commento, più organico e esaustivo del precedente dove hai potuto esprimere un opinione personale credo molto stimolante da tanti punti di vista.

          Penso che il nostro approccio alla musica, ed in particolare al rock, si sviluppi da presupposti diversi.
          Il tuo ascolto musicale si basa da quella che è una vera e propria “spinta fisica” che generi come l’hard-rock, il metal nelle sue sotto-categorie meno criptiche e molta elettronica (se infiliamo nel calderone anche la moderna dubstep non ci sta male) possono provocare in modo diverso a diverse sensibilità.

          Il mio approccio alla musica invece si basa non solo sull’esperienza emotiva-fisica, ma su piani diversi. Studiando teatro, musica, cinema, ma anche l’Arte figurativa e non, non posso che ricondurre anche il rock all’interno di quel vasto mondo culturale.

          Credo fermamente che il rock abbia una valenza nella cultura popolare (e da metà anni ’70 anche oltre) a dir poco fondamentale per comprendere la storia passata, presente e futura. Il mio approccio ai Rolling Stones, ai Queen, a Captain Beefheart, sono gli stessi che ho nei confronti di Pontormo, Poulenc e Ibsen.

          Non mi metterò di certo qui a farti una stupida lezioncina auto-erotica per me, e del tutto inutile per te, abbiamo due modi diversi di vivere la musica, e la cosa più importante di tutte non è mai capire qual’è il modo giusto (perché ovviamente c’è sempre un modo giusto di approcciarsi ad un Michelangelo o a un Lou Reed) ma capire qual’è il modo che ci rende più felici.

          Grandissimi i Nanowar, troppe risate con Master of Pizza o nuovi classici come Giorgio Mastrota. Incredibile l’inno a quei pazzi di Feudalesimo & Libertà, l’unico partito che vale la pena di votare alle prossime elezioni.

          P.S.: in realtà è proprio l’inutile pretesa intellettuale (e quindi la scontata merdaggine) a rendere MMM un capolavoro del rock (nel senso più iconografico). Lou Reed cerca di fare La Monte Young (e nel citarlo nelle note sbaglia pure a scriverlo!!!) ed invece fa solo un casino della Madonna. Il senso del ridicolo del rock viene fuori in tutta la sua essenza, potremmo quindi affermare senza alcun dubbio che MMM è il peggior disco della storia, ma proprio per l’esaltazione folle del cervello a discapito di tutto diventa un monumento CONTRO il principio fondamentale del rock:

          “il rock non è una cosa seria”

          MMM è la parodia massima del rock fornita dal rocker per eccellenza, proprio per questo è il disco che reputo più importante, perché è tutto il contrario di quello è rock. Masturbatorio, è vero, ma a volte quando si prova a parlare d’Arte un po’ bisogna esserlo, è proprio necessario (che palle eh?).

          Alla prossima!

  2. Non ho ancora ascoltato questo disco (di quelli che conosco targati Lou Reed, alcuni li amo alla follia, altri meno), ma il tuo ragionamento in poche parole sarebbe: è una merda -> è un capolavoro? Ahah ovviamente sto semplificando (e scherzando)

    • Scherzando, più o meno il ragionamento è quello!

      La cosa che seriamente colpisce di questo album è l’incapacità di Reed di comprendere i suoi limiti, nascondendosi nella presa di giro, e regalando un esempio di anti-musica straordinario. Involontariamente Reed distrugge tutto seminando (Sonic Youth, e non solo, ma basterebbe già questo), è la massima espressione del rocker: egocentrico, costruito, incapace e fiero di esserlo.

      Se non è arte questa.

      • Alla fine l’ho ascoltato e devo dire che.. non fa per me. Non sono di certo il tipo a cui piace solo roba melodica, però questo è stato davvero troppo, ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine dell’album. Il che è forse una cosa da ammirare? Comunque forse dovrei ascoltarlo una quindicina di volte prima di apprezzarlo, ma sai com’è, non ti viene molta voglia di riascoltare un album che non ti è piaciuto. C’è da ammettere una cosa: è un album unico.
        Ps: Discreet Music, quello sì che è un fottuto capolavoro! Prendi molti punti (miei) citandolo, personalmente lo considero la prima definizione vera e propria di musica ambient, anche se alcuni non sarebbero d’accordo.

        • Non credo che MMM sia per tutti i palati, ed è giusto che sia così, però è un qualcosa che bene o male VA ascoltato, anche perché, come dici te, è un album unico, ma sopratutto perché è di un certo Lou Reed.

          P.S.: “Discreet Music” è uno di quei dischi che non vengono mai a noia, e alla fin fine è l’inizio della musica ambient come la conosciamo.

  3. Col medesimo criterio di giudizio sarebbero da rivalutare (e analogamente far assurgere a rango di capolavoro), le prestazioni dei famigerati Beatles, con i lamenti da mal di pancia di Yoko Ono, durante le sessioni riprese nei filmati di “The get back chronicles”.
    …E ben 6 anni prima! 🙂

    • Ahahah, no, non direi!

      Ono è stata una grande rappresentante di Fluxus, certe dinamiche rientrano perfettamente negli sperimentalismi del movimento artistico, ed hanno finalità precise (oltre ad una estetica codificata). Il processo di Reed in MMM è totalmente diverso non ché slegato da Fluxus (anche se vorrebbe avvicinarsi alla musica minimale, non si capisce bene come).

  4. Ohibò! Qui si affronta il discorso dell’arte contemporanea e la fazenda si fa dura (per me).
    Spero di non sparare troppe minchiate (qualcuna sì: è inevitabile).
    Giacomo Manzoni: se la cacca è prodotta da chi ha già uno status di artista riconosciuto, allora la cacca è arte.
    Pigliava per i fondelli il sistema dell’arte? Gli appassionati e i collezionisti? Se stesso?
    Nessuno di questi? Tutti indistintamente?
    Non stava pigliando per i fondelli ma semplicemente metteva in evidenza uno stato di fatto?
    Io non so dire.

    Yoko Ono, artista riconosciuta del movimento Fluxus, produce cacca musicale.
    Ma sicuramente – dici – questa cacca ha dietro un progetto.
    Per la precisione, ha “finalità precise (oltre ad una estetica codificata)”.
    Lou Reed no, perché è un cazzone.
    Quindi, anche facessero la stessa medesima cosa nello stesso momento, non avrebbe lo stesso valore artistico.
    Secondo l’ottica “manzoniana”, sarebbe arte l’operazione Yoko, non quella Reed. O sbaglio?
    Ora, si pone la questione che non c’era solo Yoko in sala d’incisione, ma anche i Beatles, che producevano suoni cacofonici a base di feedback.
    Artisti riconosciuti? Non si direbbe; non in ambito sperimentale.
    Quindi?
    Come la mettiamo?

    Già qui si potrebbe discutere per lustri, ma tu sembri andare oltre.

    Sostieni che l’operazione di Lou Reed è altamente artistica, proprio perché, non essendone lui consapevole artefice, con ciò stesso denuncia i suoi limiti d’artista.
    “Se non è arte questa!”
    Insomma, il suo è un capolavoro proprio perché lui lo produce da cazzone inconsapevole, denunciandosi come tale.
    Di conseguenza, parrebbe doversi concludere che i brani cacofonici di “The get back chronicles” (ma anche… Revolution 9) possano avere valenza artistica se e solo se possono essere ascritti a quei cazzoni dei Beatles, e non all’artista Yoko Ono.

    Dove sbaglio?

    • Ok, c’è tanta carne sul fuoco, vediamo di non bruciare niente.

      Piero Manzoni è stato un grande artista italiano, naturalmente un provocatore, ma non nell’accezione becera che spesso coadiuva le mostre d’arte contemporanea, ma nella sua accezione classica, perché l’arte è (anche) provocazione (dei sensi, della morale, etica, tecnica, ecc….). La celebre Merda d’artista fa parte di un percorso, quello successivo ai suoi famosi Achromes, dove Manzoni cercava di far riflettere il fruitore come il grande artista (geniale la scarpa di Schifano autografata) sulla grammatica stessa dell’arte, sul modo in cui si presenta, sul rapporto opera-artista (che sarà superato con la body art, figlia della land art). Non prende in giro nessuno, semmai tenta di superare il neodada di matrice fluxus.

      Yoko Ono. Io non ho detto che la musica di Ono non sia cacca, ho solo detto che è “profumata” dalla ricerca neodada nel movimento fluxus. Però è cacca. Il valore della Ono, non indifferente, sta nelle sue storiche performance negli anni ’60, per poi impantanarsi con Lennon in una serie di esperimenti tutt’altro che propositivi. John Cage è stato un grande musicista fluxus, Yoko Ono no.

      I suoni cacofonici di “The get back chronicles” non solo sono anacronistici considerando anche solo che nel 1965 i Velvet Underground avevano già scritto pezzi un po’ più sperimentali (Venus in Furs, Heroin, The Black Angel’s Death Song), ma oltretutto il feedback è stato introdotto come elemento esoterico e lisergico da Hendrix (comunque allievo della sferzante e distorta chitarra di Dick Dale), e almeno lì aveva un senso. È un esercizio quello dei Beatles in quelle che comunque restano delle leggendarie sessioni, ma solo nella logica distruttiva (non de-costruttiva) del neo-dada.

      Quello di Reed è un monumento di un’ora di lancinanti feedback, quello dei Beatles un breve e confuso esercizio seguito da un’artista che era meglio se si concentrava sulle performance dal vivo.

      Spero di aver chiarito il mio umile punto di vista.

  5. Giacomo? Da dove m’è saltato fuori?
    Piero Manzoni, ovviamente
    Ecco individuata la prima minchiata, giusto per partir bene…

  6. Mi hai descritto quel che pensi delle singole operazioni più o meno “artistiche”, ma non vedo risposte alle questioni da me sollevate.
    Non mi va però di tirarla per le lunghe.
    Molto probabilmente sono io che non sono in grado di capire e morta lì 🙂 .

    • Ops, forse sono stato precipitoso.

      «se la cacca è prodotta da chi ha già uno status di artista riconosciuto, allora la cacca è arte.»

      Certo.

      «Pigliava per i fondelli il sistema dell’arte? Gli appassionati e i collezionisti? Se stesso?»

      Come ho brevemente e mal spiegato La merda di artista fa parte di un ciclo di opere che sono state ideate per minare il rapporto tra opera e artista.

      «Secondo l’ottica “manzoniana”, sarebbe arte l’operazione Yoko, non quella Reed. O sbaglio?»

      Direi proprio di no, perché Yoko Ono non aveva alcuna intenzione di scardinare il rapporto tra l’opera (la musica in questo caso) e l’artista (il musicista). Mentre Reed elimina proprio il musicista dallo schema, al massimo accorda in modo improbabile le chitarre, ma poi le lascia sole a “spaziare”. La sua unica funzione è quella di accordare e registrare, in un certo senso scompare per far posto alla musica.

      È quasi più “manzoniano” Lou Reed, peccato che lo scopo di MMM fosse quello di avvicinarsi alle avanguardie minimaliste, e non quello di porre una nuova (e nel 1975 assolutamente anacronistica) riflessione sul binomio opera-artista. Ma è in questa contraddizione che si crea l’arte.

      La cacca di Ono non ha la profondità nella composizione di un Cage, e comunque non aggiunge niente al già detto ed esplorato, ed inoltre non è nemmeno così anarchica o provocatrice come quella di MMM.

      Più chiaro?

  7. Sull’onda dell’osservazione di riccardofornasari, mi ero avventurato in quella piccola provocazione contenuta nel mio primo intervento, provocazione che intendeva indurre alla riflessione sulle possibili conseguenze dei parametri di giudizio da te esposti in precedenza.
    Mal me ne incolse!
    Già nel mio ultimo (ora penultimo…) intervento avevo confessato di non sentirmi in grado di proseguire, causa la complessità dell’argomento.
    Perplessità e dubbi sono aumentati, ma cercar di esporli mi richiederebbe un numero di parole spropositato e un impegno – che non mi sento di affrontare – per farmi capire al meglio.

    Mi permetto solo un’osservazione (non un insulto 🙂 ).
    Apprezzo molto il tuo modo di recensire con passione ed entusiasmo ciò che ti PIACE – perlomeno nel momento in cui ne parli -, demolendo invece ciò che NON ti piace.
    Ti trovo invece molto meno convincente (direi didascalico), quando cerchi di entrare nell’area dell’obiettività. Ho come l’impressione di trovarmi di fronte un (bravo) studente fresco di studi che espone quanto ha appena appreso dai libri di testo (arte contemporanea) e tenta di applicare tali nozioni al mondo della musica rock.
    Un’impressione, ripeto. Mi sbaglierò.
    Alla fine dei conti, però…
    M.m.m. ti piace o no?
    Lo ascolti spesso?

    • Mi dispiace se permangono dei dubbi, è evidente che non sono riuscito a spigarmi in modo esaustivo.

      Grazie per gli apprezzamenti quanto per la critica in cui mi rivedo piuttosto bene. Quando cerco di avventurarmi nell’obiettività in realtà sono SEMPRE in difficoltà. Quand’è che un album rock è davvero un buon album? Posso usare i parametri tecnici, ma non sempre ad una grande tecnica segue della buona musica. Posso usare parametri di “autenticità” (e quindi rifarmi a tutto un modo di fare critica rock negli anni ’60-’70), ma dato che si parla di musica è giusto denigrare chi fa sperimentazione solo per il gusto di farlo, e intanto santificare chi suda su tre accordi a prescindere? Potrei concentrarmi solo su quegli album che hanno evoluto la struttura del rock (o la hanno demolita), ma perché dovrei denigrare grandi album come “Songs the Lord Taught Us”, che non sono niente di innovativo ma suonano da Dio?

      Nella descrizione del blog dico, senza ironia, che questo non è un blog serio. Si potrebbe dire che è un esperimento, un percorso, in cui cresco, imparo, e sopratutto ascolto (sia la musica che i commenti).

      Nel caso di MMM ho applicato i parametri dell’arte contemporanea perché lo stesso Reed li ha tirati fuori sia nel libretto che in tutte le discussioni inerenti all’album, prima che ne rinnegasse l’esistenza.

      L’album in sé la prima volta che lo ascoltai mi fece cagare. Lo ripresi un anno dopo, grazie a Lester Bangs, e mi fece cagare di nuovo. Poi ho ascoltato (ed amato) i Sonic Youth, in seguito ho scoperto la musica drone e così sono tornato su MMM, e l’ho amato. Appena ricoperto l’ho ascoltato in continuazione, adesso lo ascolto di tanto in tanto (perlopiù la prima e la quarta parte), provando divertimento ed estasi assieme.

  8. Comunque no, i dubbi non dipendono da te.
    Hai spiegato bene le modalità del tuo approccio e del tuo percorso.
    I dubbi fanno parte di me, non me ne libererò mai.
    Specialmente quando entriamo nell’orbita di temi quali: “il bello è oggettivo o soggettivo?”, con tutto ciò che ne consegue.

  9. Ciao Giuseppe, ho conosciuto giusto oggi il tuo sito web e già sto scrivendo un commento (cosa che generalmente non faccio mai, quindi questo è un buon indicatore di come apprezzi il tuo modo di pensare e scrivere, cioè molto).
    Mi piacerebbe esprimere il mio personalissimo parere (per quanto possa essere realmente personale un parere, considerando che deriva sempre dal nostro vissuto, da quello che abbiamo letto e ascoltato, quindi la maggior parte delle volte da casualità che non sono sotto il nostro controllo) sul miglior album di musica rock.
    Mi piace usare le parentesi, già 🙂
    Più che il miglior album, che alla fine è un insieme di brani, preferirei definire quello che secondo me è il miglior brano (quindi la più piccola unità) rock, cioè “Sister Ray” dei Velvet Underground. Guarda caso sempre con Lou Reed.
    Un monumento a qualcosa, secondo me, deve comprendere sia la parte che innalza, sia andare oltre a quella parte, mostrandoci il “futuro” della parte stessa.
    MMM è un album spettacolare, ma non riesco a definirlo monumento della musica rock per il semplice fatto che se prendo (idealmente) una persona che non ha mai sentito nulla di musica rock, dopo aver sentito questo album ne saprà di rock esattamente quanto prima: niente.
    Sister Ray invece, almeno nei primi minuti, suona esattamente come è (o dovrebbe) essere l’anima della musica rock (e della musica dalla quale deriva, il blues), cioè sporco, violento, sessuale, nichilista. Poi prende questa struttura, inizia col passare dei minuti a disintegrarla (a livello ritmico, melodico, ecc.) e a ricostruirla basandosi sull’emotività, non più sulla struttura. Ogni musicista inizia a suonare quello che vuole suonare, senza più schemi, e in questo inizia ad avvicinarsi a MMM (dubito che questo album sarebbe mai nato senza che Lou Reed conoscesse John Cale e i suoi continuum, basati a sua volta sui continuum di La Monte Young). Le accellerazione ritmiche, probabilmente, sono la più grande invenzione dei VU (e non lo dico certo io), e in Sister Ray questa invenzione si sublima in modi impressionanti. Il fatto che tutti i componenti dei VU fossero musicisti coi controcazzi sicuramente è la base sulla quale poggia la bellezza del brano (se prendi degli incompetenti e gli fai suonare quello che vogliono, improvvisando pure, non si potrà avere che spazzatura). Se aggiungi il fatto che in questo brano suonano realmente quello che vogliono come lo vogliono, senza nessun compromesso con case discografiche o quant’altro, e che sicuramente la band fosse in uno stato di grazia, il gioco è fatto (competenza tecnica + fantasia musicale + nessun limite imposto + stato di grazia = eccellenza allo stato puro).
    Mi verrebbe da scrivere altre mille cose riguardo a questo brano, ma non voglio dilungarmi troppo o annoiare qualcuno.
    Complimenti ancora per il tuo sito, sicuramente commentero’ anche altri tuoi post.
    Bye!

    • Intanto grazie per i complimenti, sempre immeritati!

      I primi album dei VU sono monumenti al rock quasi irraggiungibili, ci metto insieme i primissimi Stooges, Captain Beefheart, e poco altro. Su Sister Ray si è detto anche troppo, concordo in toto con la tua appassionata analisi.

      Personalmente non misuro la grandezza di un album dalle sue proprietà propedeutiche, per me può essere un grande album rock anche Hal Mute dei Tuxedomoon, o il primo dei Throbbing Gristle. Il caso di MMM poi è proprio unico, perché la sua grandezza è perlopiù legata a fattori esterni alla composizione in sé (come ho spiegato nel post), e lo misuro proprio come opera d’arte prima ancora che come album.

      Spero di leggere altri tuoi commenti, sopratutto se sono sempre così competenti e interessanti!

    • Musicalmente molto più bello di MMM, ma proprio per questo meno valido. Virtuosismi stancanti, idee riciclate dai grandi (Noto), un po’ come fece Lou Reed quando decise che MMM non era poi una merda, solo che andava suonato dal vivo in maniera umana, snaturando la sua creatura dai suoi difetti così perfetti.

  10. Effettivamente questo è uno dei dischi piu’ dificili da inquadrare di tutta la storia del rock… già solo per questo merita il titolo di “capolavoro” ( a dire il vero anch’ esso è stato influenzato da sperimentazioni “a La Monte Young” pur se in ambito rock ) … che poi possa piacere o meno è un altro conto… ma per certi versi è stato un disco seminale, saranno cacofonie astratte senza senso – come sottolinea il nostro Piero – ma molti ne hanno tratto ispirazione, volontaria o meno …. ( non so perchè mi viene in mente Street Horrrsing, che pero essendo composto di brani di piu breve durata risulta meno ostico… altri paragoni da suggerire ? )

    Pero’ sinceramente credo siano in pochi ad averlo nell’ ipod 🙂 !!

    • Pensa che nel mio iTunes è l’album più ascoltato dopo “Tommy” degli Who! Beh, c’è La Monte Young (fra l’altro nella prima stampa era nei crediti sul retro-copertina tra i ringraziamenti, ma il suo nome era stato storpiato perché Reed, ovviamente, non sapeva come cazzo si scriveva) come c’è tutto il movimento minimale, solo che in questo album Reed invece di sperimentare in maniera conscia fa un gran casino, e già solo per questo è giustamente un capolavoro. Come paragoni mi viene in mente sopratutto Cale nei VU e forse Virgin Forest dei Fugs.

  11. ps: scusa Ash, senza offesa ma ci vuole un po’ di incoscienza a venire a proporre qui un confronto con i Queen ( che per essere chiaro personalmente odio.. e ho sempre odiato , anche quando ascoltavo cose molto piu commerciali, ma non e questo un giudizio sui Queen bada bene, è solo voler esternare una mia idiosincrasia personale )… posso capire che a qualcuno piacciano ma non mi sembra il blog adatto per proporre tali confronti , secondo me qui i Queen centrano come i fichi sulla pizza … poi se a te MMM fa cagare va bene, come cosa ci azzecca come confronto ? Niente di personale .. non sono un troll 🙂

    Poi secondo me MMM va più preso per quello che è, cioè un disco di sperimentazione pura pieno di idee incompiute ( e forse con poco senso in se ) ma che hanno dato il via ad altre strade … anche a me personalmente non lascia molto, non per questo non si puo attribuirgli un valore estetico ..

Insultami anche tu!

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