La mia (modesta, inutile e annoiata) opinione sui Beatles

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Questo post è diviso in due parti: “La premessa necessaria” e “Cominciamo”. Se non volete sorbirvi la premessa, sappiate che tutti i miei elogi e critiche alla band derivano direttamente da essa. Se volete comunque saltare il malloppone scorrete in basso finché non troverete un enorme: COMINCIAMO, da lì cominciano le mie opinioni sulla band.

LA PREMESSA NECESSARIA:

La prima cosa che vorrei eliminare da questa discussione è la figura di Piero Scaruffi. E con essa quella di qualsiasi altro critico. Non tanto perché io non creda nel valore della critica musicale, o della critica in senso lato.

Vorrei ricordare che la figura del critico serve per comprendere meglio un dato fenomeno artistico tramite gli studi, le comparazioni e il giudizio quanto più obbiettivo dello stesso. Chiunque creda davvero di comprendere un’arte, qualsiasi essa sia, senza studiarla perché a suo dire: “l’arte è un qualcosa che ci viene donato dall’artista è dev’essere universalmente comprensibile” è meglio che giri a largo da questo blog e dal suo blogger, che se m’alzo male lo lego alla sedia e lo costringo ad ascoltarmi mentre faccio una orrenda disamina di sedici ore su La Mariée mise à nu par ses célibataires, même di Duchamp. Fidatevi, riesco a mala pena a sopravviverci io.

In questo caso particolare lascio stare la critica, come lascio stare anche ogni idea di giudizio soggettivo.

A me piacciono un casino, ma davvero un casino, gli Spirit. Avete presente Fresh Garbage? Ecco, per me I’m Truckin’ è uno di quei pezzi che potrei ascoltare giorno e notte. Ma non per questo se dovessi fare una disamina storica degli Spirit sparerei solo i miei segoni mentali su quanto questa band mi ecciti sessualmente, no, dannazione, proprio no!

Il mio pezzo dei Pere Ubu preferito è Blow Daddy-O, quello del rock in generale Kick Out The Jams!, sono malato? Non lo so, secondo mia madre certamente, ma in questi anni che studio rock da un punto di vista leggermente più serio e storico oltre a scoprire altri pezzi che me la alzano ho anche scoperto che, come nella grande arte, ci sono vari livelli di godimento.

«Ehi stronzetto, ma ancora non stai parlando dei Beatles!»
Sì, lo so, sto cercando di tirare fuori un concetto invece del solito stronzo.
«Ok, ok, amico, pensavo solo ti fossi perso tra le tue solite menate.»
Grazie che mi tieni d’occhio.
«Non c’è di che.»

Dicevamo dei vari livelli di godimento.
Tutti possiamo apprezzare le doti tecniche di un pittore rinascimentale, ma non tutti possono capirne il valore effettivo.

Pala-di-BreraMi stupivo quando alle mostre molta gente snobbava gente come Paolo Uccello, Piero della Francesca, Masaccio per pittori magari minori ma che in alcuni casi erano più realistici. Per quanto uno possa apprezzare La Pala di Brera di Piero della Francesca, vorrei sapere quanti conosco il modo con cui l’opera fu accolta, per cosa e da chi fu commissionata, se fu commissionata da qualcuno (a qualcuno il dubbio potrebbe anche sorgere), se oltre la mera raffigurazione c’è qualcos’altro, che tipo di simbologia e iconografia vengono usate, in che modo e perché la tecnica di questo quadro è la fusione delle esperienze dell’artista e via dicendo.

Al passante che apprezza l’arte nella sua forma più effimera non gli importa un fico secco di tutte le questioni che incorniciano un’opera d’arte figurativa. E questo è giusto, se gli piace da impazzire già così dove sta il problema?

A me dà fastidio vedere certi “critici” insultare appassionati amatoriali solo perché gli sfugge il significato del corallo rosso su Gesù Bambino o dell’uovo di struzzo appeso che pende sulla testa della Madonna (/Battista Sforza). Ognuno ha il diritto di poter apprezzare l’arte anche senza uno studio approfondito.

Ma mi dà molto, molto più fastidio, quegli appassionati che vogliono fare i “critici” perché conoscono un paio di date, oppure vita, morte e miracoli di un artista, come se la biografia fosse l’unica cosa che abbia un valore.

Badate bene: per ogni artista di ogni campo, la biografia ha un valore minimo quando non nullo per definire le caratteristiche della sua opera. È ovvio che I’m Waiting for the Man descrive l’esperienza diretta di Lou Reed, ma il suo valore storico e musicologico sono altra cosa, e hanno ripercussioni e significati diversi dall’esperienza dell’artista.

Inoltre ricordate sempre di non ascoltare mai il giudizio degli artisti stessi, sulla propria e sull’opera altrui. Sono rarissimi i casi di artisti intellettualmente validi al di fuori della loro sfera di competenza. Detto in parole povere, Scorsese potrà dire che Bellocchio è il regista più importante della storia, ma ciò non significa che lo sia, sebbene Scorsese sia uno dei registi più influenti della storia.

«Ma se tu c’avessi rotto il cazzo?»
Oh, non è mica una cosa semplice! Sto cercando di fare un discorso serio!
«Oh, ma stai calmino! Hai mica mangiato pane e allegria a colazione?»
Sigh…

La gente tende ad apprezzare l’arte figurativa e a dispregiare l’arte contemporanea perché se in una può leggere una abilità tecnica (che è solo una caratteristica, non sempre fondamentale, per giudicare un’opera d’arte, in mezzo a mille altre altrettanto importanti) nell’altra non ha la chiave di lettura adeguata, ovvero: non ha studiato. Pochi cazzi.

Se credete che certa arte sia sempre stata grande vi ricordo che anche a Leonardo Da Vinci e a Michelangelo gli rifiutavano opere già concluse o progetti in via di sviluppo, e che Leonardo ha dipinto L’Ultima Cena in una mensa per frati affamati e le più grandi intuizioni di Michelangelo (il non-finito) ancora oggi sono quasi del tutto sconosciute ai “critici” amatoriali.

Parliamo di rock?
Bene, per il rock vale tutto il discorso fatto sopra, come vale per la musica in generale e tutte le arti di ‘sta ceppa.

The-Beatles-the-beatles-33526367-500-492Sui Beatles abbiamo la fortuna di possedere una quantità di dati critico-biografici a dir poco esaurienti. Come per tutti i fenomeni artistici non ancora storicizzati anche per il rock è ancora difficile riuscire a trovare un metro di giudizio oggettivo per giudicare le opere e gli artisti.

Di quanta gente, come per molti artisti del passato, è stata rivalutata l’opera a posteriori? 
Velvet Underground, Captain Beefheart, il kraut-rock (non comincio a fare liste adesso perché se no non finiamo più) e quanti ancora sarebbero da riscoprire (sì, anche più di adesso).

Altri invece, grazie alle vendite smodate, hanno dalla loro una maggiore storicizzazione, anche se spesso viziata dalle majors e dall’enorme giro di denaro che c’è sempre dietro.

Il fatto che i Bay City Rollers abbiano venduto milioni di album li rende importanti per la storia del rock? Non vi immaginate quante biografie esistano di questa band, di quanti fan si strappassero i capelli per andarli a vedere. Ma pensate davvero che questi fan siano scomparsi? Non è affatto così! Non è che ignorando un fenomeno commerciale esso scompare!

Beyoncé vende milioni di album, gli Strokes pure, senza parlare dei Muse, dei Black Eyed Peas e moltissimi altri gruppi che molti ignorano, o che credevano sarebbero durati un paio di dischi, continuano a vendere milioni di album.

Ancora mi ricordo quei profeti che mi dicevano che “Britney Spears non ha contenuti, vedrai che scomparirà, un paio d’anni e nessuno se la cagherà” peccato che il settimo profilo Twitter più seguito AL MONDO sia quello della Spears con 33.761.000 followers. Quindi qualcuno che la valuta ancora c’è.

Come vedete è inutile valutare in modo positivo un artista per l’universalità del suo linguaggio o per il suo successo commerciale. Britney faceva musica di merda e continua a farla. Non è bello da dire, perché così facendo insulto in maniera indiretta chi la ascolta e la ama. Però il 99% di chi ascolta (anche a livello superficiale) rock odia i fenomeni pop in modo del tutto irrazionale.

COMINCIAMO:

I Beatles, come stavo dicendo, hanno venduto moltissimo. È un dato di fatto. È rilevante ai fini di una critica musicale? Nemmeno per un cazzo.

Partiamo subito dicendo che i soldi sono indiscutibilmente una delle caratteristiche fondanti per la band. Ringo Starr entrò sotto la pressione di Epstein, non sotto quella degli altri membri della band, e George Martin controllò l’azione creativa della band fino al 1965, ovvero fino a “Rubber Soul”.

Fin qui ho detto solo delle ovvietà, e continuerò probabilmente a dirne altre.

Per molti i Beatles sono stati:

  • abili mistificatori, bravi solo a seguire le mode e a fornicare groupies stra-bonissime;
  • il più grande complesso di sempre, gli anticipatori di tutto, anche della dubstep;

Definire in due modi così diversi una sola band è sintomo di come la critica rock sia ancora agli albori. Da entrambi gli schieramenti ci sono molti critici affermati e tantissimi, troppi, appassionati.

La mole dei fans e degli haters dei quattro di Liverpool è tale da rendere semplicemente impossibile un ragionamento di tipo storico.

È come trovarsi di fronte a milioni di fan di Piero della Francesca, che vedono nella sua unione ideale tra l’iconografia rinascimentale e la tecnica fiamminga il massimo raggiungimento di un genio (anche teorico), mentre altrettanti milioni lo ritengono sopravvalutato, un conservatore in confronto ad artisti più sperimentali come Paolo Uccello, e anche un po’ borioso.

Sinceramente tutte queste critiche fatte “per passione” trovano il tempo che trovano, e mi procurano solamente un gran mal di testa (altro che quelli di Morgan o degli Windopen).

I Beatles sono stati solamente moda?
No, cazzo.

I Beatles sono stati i più rivoluzionari?
No, cazzo.

I Beatles sono stati un avanguardia?
No, cazzo!

I Beatles sono la peggior band del pianeta?
No, no e no cazzo!

I Beatles sono stati una grande band pop! Letto bene? POP! Tutta la musica popolare di massa contemporanea  (che forse inizia con la musica folkloristica che con le radio è divenuta di massa) deve la sua struttura musicale, aziendale e pubblicitaria a quel fenomeno pop che sono stati i Beatles.

La band assimilava gli impulsi dall’America e li trasformava in qualcosa di loro. Prima tramite la grande esperienza di Martin, poi grazie alle doti acquisite da Lennon&McCartney.

I Beatles, fino al 1969, non solo assimileranno tanta roba a giro, ma saranno anche quelli che con le loro hit definiranno il sound di una breve epoca. Dal ’67 in poi i Beatles saranno ampiamente superati come fenomeno musicale (ma non come fenomeno di massa), mentre loro traducevano in pop il rock psichedelico le band proto-punk (Troggs, Sonics, Velvet Underground, Stooges, MC5) stavano cominciando ad avere le prime influenze sul territorio, l’hard rock era ormai prossimo ad affacciarsi, e la psichedelia negli UK invece che trasformarsi nel pop di Sgt. Pepper’s si stava trasformando nel prog (l’esplosione infatti nell’anno successivo con Henry Cow, Family, Move, senza considerare gli americani It’s a Beautiful Day, i padrini del prog).

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Inoltre dire che all’inizio il fenomeno dei Beatles fosse seguito perlopiù da ragazzini e molte ragazzine quindicenni non è una bestemmia! Ricordo una bellissima testimonianza di Franco Fabbri (musicologo, chitarrista dei mitici Stormy Six) che racconta di come i “duri e puri” all’inizio preferivano gli Shadows ai commerciali Beatles. Questo perché i Beatles nascono come un fenomeno più pop che rock. Non capisco però perché per alcuni questo dovrebbe essere offensivo!

A me piacciono davvero gli album degli Earth, Wind & Fire, se qualcuno mi dice: ma sono fenomeni da baraccone disco-pop! ci sto alla grande, l’importante è che mi piacciano! C’è gente che ti insulta la mamma se gli fai notare che sì: i Beatles sono una band che ha avuto delle grosse influenze sul rock (come su tutta la musica leggera) anche perché vendevano a palate, ma sono una band profondamente pop prima che rock. Qualcuno mi spiega dov’è il problema?

Un’altra grande dote della band è ovviamente quella di essere riuscita a creare un formato canzone altamente fruibile. Le geniali melodie di Eight Days A Week sono semplici quanto trascinanti per gran parte delle persone. Ma quante volte dietro la musica si celava un anima da vero rocker?

Definire Taxman una canzone fortemente politica è giusto, ma è anche impreciso. Ricordo a tutti che le lamentele dei quattro non erano mica sulla pressione fiscale che attanagliava gli inglesi, ma su quella che attanagliava loro! Pressione ingiusta, e lo era sì, ma cazzo, se una cosa del genere me l’avesse scritta un Bob Dylan lo avrei strozzato con le mie mani!

Lo stesso Fabbri che prima ho citato definisce I Feel Fine come “complessa e sorprendente” ma al contrario di qualche sciroccato sa bene che non è un esempio di proto-prog, perché, come detto, è un dannato musicologo che di rock ne sa e ne ha ben studiato (oltre che ben suonato).

Ho seguito tantissimi congressi (o volevo dire sedute degli Alcolisti Anonimi? Non ricordo…) e discussioni di esperti impantanarsi su Tomorrow Never Knows. Definirla come la prima canzone psichedelica, solo perché vengono usati degli effetti con una qualità che nessuno si poteva permettere, e perché Ringo la suona “strano-strano” è a dir poco snervante. Sì, la struttura del pezzo propone soluzioni interessanti, ma non è mica l’unico pezzo interessante dei Beatles! Però per definirlo proto-psichedelico ci vuole una fantasia davvero fervida.

Poi è abbastanza avvilente che canzoni straordinarie come Isolation di John Lennon non vengano riviste dal punto di vista del binomio biografia-artista (qui, una volta tanto, non solo rilevante ma chiave di lettura imprescindibile di uno dei pezzi più autentici della storia di questo musicista), mentre su molte biografie ci sono intere pagine sull’origine di Ob-La-Di, Ob-La-Da.

Dunque.
Grandissima band pop forse la più grande (ma non mi piace fare classifiche), fino al 1969 hanno prodotto un pop-rock da antologia collezionando canzoni allucinanti, battendo record su record e riuscendo a comunicare a tantissime generazioni. Contenuti pochini, perlopiù buonisti o in linea con alcune contestazioni, però siamo lontani da esempi di musica seminale come Bob Dylan, Fugs e Frank Zappa. Grazie ad uno studio di registrazione, quello sì all’avanguardia, doneranno alla discografia mondiale album di grande equilibrio nel sound, con effetti e suoni stralunati. Come ogni band hanno avuto momenti davvero bassi e momenti più alti, ma col merito di essersi sciolti prima che arrivassero album indecenti.

Non hanno inventato tutto, ma non sono stati nemmeno l’ultima ruota del carro.

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57 risposte a “La mia (modesta, inutile e annoiata) opinione sui Beatles

  1. Mi piace molto la tua criticanoncritica.
    Concordo sul fenomeno Pop…anche se io sono cresciuta con la loro musica e mio padre da chitarrista autodidatta mi faceva l’accompagnamento di tutte le canzoni creando in casa una sorta di Beatlesbibbia che non si poteva né doveva profanare, io ho sempre pensato che fossero nati come una boy-band.
    Detto ciò, io amo alla follia quasi tutto del loro repertorio, ammiro il talento immenso di Paul (anche da solista), il carisma e la creatività di John e la ricercatezza di George. Non ho feeling con Ringo, non me ne voglia lui.
    Trovo che Helter Skelter sia davvero molto vicina alla migliore produzione Rock dei tempi (con gli Who, ad esempio), reputo Obladì Obladà una delle migliori filastrocche musicate, amo il gioco di parole di Nowhere Man, la dolcezza di Something, la sensualità di Come Togheter, la poesia di Across the Universe, la magia di While my guitar Gently Wheeps, la nostalgia di A day In the Life…..e TANTISSIME ALTRE, DAVVERO….
    Grazie di questo articolo.
    Stephy

    • Ognuno ha vissuto in modo diverso il fenomeno Beatles, ma alla fine tutti abbiamo dovuto averci a che fare almeno in superficie.

      A 14 anni per me erano una colonna sonora tra le tante assieme ai Led Zeppelin, Deep Purple, Genesis, Pink Floyd e tutti i pezzi che mio padre reputava “grossi”. Leggendo le biografie di questi giganti mi perdevo nel turbine di follia, leggenda e vita vissuta di personaggi così lontani da me eppure così vicini.

      Felice che ti sia piaciuta la disamina.

      PS: le mie “filastrocche” preferite sono The Air Is Getting Slippery dei Primus e la versione straordinaria e animata di Le Merle di Norman McLaren. Credo si possa considerare pari merita anche The cat came back di Fred Penner.

      • I nostri padri sono simili 😉
        A casa mia c’era la faida tra il rock angloemericano dei vinili paterni (tanti e bellissimi) alternato a De André che era ed è l’intoccabile di casa (e della mia vita), e i dischi di mia madre che toccavano punte di notevole prestigio con artisti come Mal e Renato dei Profeti per inabissarsi con Julio Iglesias 🙂

        • Renato dei Profeti! Gli occhi verdi dell’amore! Mamma mia, che ricordi…

          Ricordo le serate ad ascoltare pezzi tormentati fino all’eccesso come Tornerò dei Santo California. Però a mio padre i cantautori non son mai piaciuti. L’unico era Dalla. Gli altri li ho conosciuti frequentando il Liceo Artistico a Firenze.

          • Già…gli occhi verdi dell’amore!!!! 🙂
            Per non parlare di Mario Tessuto e la sua Lisa dagli occhi blu!!!!!
            A quanto pare gli occhi chiari erano un MUST dell’epoca 😉

            Da me invece i cantautori erano molto apprezzati…poi c’era la menzione speciale per il Prog che invece non mi ha mai vista molto coinvolta…ma per fortuna c’erano sempre i Led Zeppelin, gli Who, Zappa, la PFM, e pure i New Trolls che io apprezzo particolarmente…

  2. Va bene, se lo dici tu, ti insulto!
    “Brutto cerebroleso incompetente che osi definire i Beatles solo pop bla bla bla bla…” HAHAHA scherzo. 😄
    Trovo sinceramente molto interessante la tua analisi sui Bealtes. E’ un punto di vista molto sincero, ma che fa vedere tutto sommato i Bealtes sotto una bella luce. Quello che un famoso critico – che qui non vuoi vedere nominato e che quindi non nomino, ma che mi sta molto sulle p**le per il suo atteggiamento da tuttologo del tipo “io so tutto, voi fan dei Beatles non sapete nulla, eccetera” – ritiene, pur cogliendo il punto, una nota a sfavore dei Beatles – il fatto di essere ottimi melodisti, ottimi arrangiatori e capaci di equilibrare i vari elementi dei brani tra loro per ottenere un sound sempre fresco e pulito – è per me, e vedo anche per te, motivo invece di profondo riconoscimento nei loro confronti. Sinceramente, negli ultimi anni mi sono aperto tantissimo ad altri artisti – fino al primo anno di Università avevo ascoltato per otto anni quasi solo Beatles – e ho trovato sempre pieno di fascino il loro sound. MI immergo spesso nella loro musica, anche se non è l’unica che ascolto. Adesso ad esempio dalle cuffiette sta uscendo “We’re only in i tfor the money” di Zappa – altro musicista che apprezzo da bestia. E in continuo mi dico: magari avessi avuto metà della bravura dei Beatles nel trovare melodie e arrangiamenti tanto azzeccati e produrre il mio Pepper, il mio Revolver, il mio Rubber Soul! Eppure mi accorgo che sono “solo” un fenomeno pop. E nonostante ciò, anche interi musicisti classici, gente che ci sbatte la testa sugli strumenti per ore e ore al giorno, dirige orchestre, beve e mangia note, contrappunti, fraseggi e linguaggio musicale in continuo, dicevo, nonostante ciò anche queste persone spesso le vedi provare forte ammirazione per i Beatles. Segno, secondo me, che il loro linguaggio davvero ha diverse sfaccettature e diverse facce apprezzabili.
    (In questo momento gira “What’s the ugliest part of your body(reprise)” dell’album di Zappa 😀 ). Come discutevo con altra persona su internet. il vantaggio dei Beatles è che hanno diverse chiavi di accesso, per l’ascoltatore che si fa incantare dalle belle melodie, ma anche per chi, con orecchio più maturo e attento, coglie la sofisticata struttura armonica e compositiva di quelle “canzonette yè yè da tre minuti” [cit. nota].
    Secondo te, i Beatles non hanno ispirato proprio niente o nessuno dei musicisti importanti del periodo successivo?
    Inoltre, e qui scusa lo sfogo lungo ma chiudo, tu non ravvisi nessuna ma proprio nessuna struttura prog – ovviamente poppizzata – in album come il Sgt Pepper? Perchè ad esempio Fripp dei King Crimson disse – correggimi se sbaglio -. che il Pepper era tra le influenze nei suoi lavori.

    • Bel commento.

      I Beatles hanno avuto un’influenza enorme considerando che venivano ascoltati di continuo in radio e TV. Personalmente non credo esista una solo band al mondo che non abbia subito quell’influenza. Attenzione però: non sempre l’influenza è ispirazione. Prendi i Monks, naturalmente il loro sound sarebbe stato notevolmente diverso senza i Beatles (erano il MALE per loro) forse non sarebbero nemmeno esistiti, ma di certo non si può dire che abbiano preso qualche ispirazione musicale dai Fab Four.

      Sulla famosissima affermazione di Fripp la penso come su qualsiasi altro musicista rock: chissene. Lou Reed diceva di ispirarsi molto al movimento minimalista quando ha prodotto “Metal Machine Music” ma nemmeno in mille anni d’ascolto qualcuno potrebbe trovare delle similitudini tra Steve Reich e Lou Reed. I Ramones nascono essenzialmente per riproporre il modello Beatles: ci costruiamo una divisa e facciamo musica per diventare famosi come i Beatles, quanti non lo hanno fatto prima? Eppure il risultato è molto diverso. Non è importante chi e come ti dà l’ispirazione, l’importante è valutare il lavoro finale in modo oggettivo. Sfido chiunque a trovarmi analogie tra “Larks’ Tongues In Aspic” e un qualsiasi album dei Beatles.

      Per quanto mi riguarda non li ascolto più da un pezzo (volontariamente) perché mi sto concentrando sul rock contemporaneo e non ho tanto tempo per ascoltarmi tutto quello che mi pare, però il bello dei Beatles è che alla fine c’è sempre un modo per ascoltarli ed apprezzarli proprio perché (come dici anche tu) hanno molteplici chiavi di ascolto. Però tra Monks, Seeds, Sonics, MC5 e Stooges diciamo che i Beatles non rientreranno facilmente tra i miei ri-ascolti.

      Grazie per i complimenti al post, credevo fosse un po’ indigesto ed invece vedo che funziona, mi fa piacere!

  3. Hhahahaha ci sono cascato anche io nella “trappola di Fripp” (bel nome, sembra una di quello cose tipo Complesso di complesso di Napoleone xD )! Mi sono accorto solo dopo, leggendo altri tuoi post, di ciò che pensi su tale faccenda.
    Permettimi un’altra frecciatina al critico noto – vorrai perdonarmi, ma quando si parla di Beatles, mi sale l’entusiasmo a mille:
    il merito non può essere solo “tecnico” e “stilistico”, nell’influenzare qualcuno/qualcosa. Sennò come si spiega il fatto che gruppi come i Byrds hanno iniziato la loro carriera – ammirata ed apprezzata – perchè erano fan dei Beatles (sicuramente non l’unico motivo, ma uno dei tanti, non lo nego :D)? E gli Yes? In “Yes” mi vanno a coverare addirittura “Every Little Thing” del 1964! I Deep Purple ne fecero due di cover: Help e We Can Work It Out, nei primi due LP. I Beach Boys produssero “Pet Sounds” in risposta al sound rinnovato di “Rubber Soul” – sarà anche stato un gruppo pop, ma il quartetto di Liverpool non si è mai adagiato sulle stesse sonorità o sugli stessi temi nei vari album (vabbè, che poi McCartney scopiazzava lo stile di basso di Wilson è più che evidente nel confronto tra I still believe in you dei Beach e With A Little Help From my friends). Però, concedimi, i Beatles, pur non buttandosi a capofitto nel mondo del rock o dell’avanguardia – nel senso, intendo, di definizione di nuovi generi – come i Velvet o Zappa in “Freak out!”, danno al pop una evoluzione concettuale mostruosa, e anzi i punti di contatto con il rock e l’acid/garage rock sono tantissimi in Revolver e Pepper. Pepper è anzi composta da due suites – su questo non si dibatte mai, strano, però Pepper+With a little Help e Good morning Good Morning+Pepper Reprise+A Day in the life sono due piccole suites. Certo, il sound strega perchè di fondo è pop. Ma secondo me nei loro lavori di Pepper, White Album e Abbey Road c’è più del semplice pop. Il pop è solo lo strumento per presentare varietà tematica, compositiva, livelli di struttura dei brani e complessità di collegamento delle canzoni e dei loro temi fra loro, che non può essere banalizzato nel semplice pop. Non che sia un demerito, parlare di pop, ok. Ma se qualcosa di diverso lo avverto, credo sia giusto dirlo. Non che i Beatles di pepper siano prog nel senso stretto della parola. Però sono proto-prog. Si avviano verso la forma della suite e verso l’elaborazione sofisticata dei brani, verso successioni ritmiche più complesse (vedi Good Morning Good Morning) che sono decisamente esemplari, se non altro per il raggiungimento di una bellezza estetica del tutto disarmante. Per contro, concedimi, ma i Pink Floyd di Barrett in Piper sporcano il suono in modo fastidioso – forse è soggettivo, forse è il mio orecchio, ma il sound di Barrett è più vicino alla destrutturazione. Prendi “Flaming”. Il pezzo centrale, dopo che Barrett dice “Hey Ho! Here we go! Ever so high!”, parte con una voce di piano in salita, verso gli acuti. Risentendo recentemente quel frammento, ho sentito del rumore. Non sembrano dialogare in modo così armonioso le parti quanto, ad esempio, avviene nella cresita in acuto degli archi in “A day in the life”.
    Non so, forse non ho aggiunto altro a quello che dicevo prima, non so se puoi rispondermi e se lo fai con piacere eventualmente. Ma grazie di nuovo per l’attenzione 🙂

    • Quando mi pongono domande interessanti è sempre un piacere rispondere, tranquillo!

      Cominciamo facendo una premessa: ma se noi non consideriamo i Beatles dal punto di vista prettamente musicologico ed invece spostiamo l’attenzione sul valore concettuale? I Byrds sono il folk evoluto (che influenzerà i REM) gli Yes il prog virtuosistico, a parte gli intenti e qualche spunto hanno poco da ringraziare al pop-rock. E i contenuti? I Beatles erano uno specchio verso il rumoroso e estremo mondo della musica americana, bluesmen assatanati, folk-rocker che parlavano di diritti e criticavano il Governo e il buonpensare, ma quanto di quei concetti è stato espresso dai Fab Four? All’inizio niente, se il folk parlava di politica e faceva la poesia della strada (seguendo gli insegnati della beat generation romanzata) e il blues di donne, droga e alcol i Beatles parlavano di amenità sessuali pian piano sempre più esplicite. Non raggiungeranno mai le vette lisergiche di Heroin (Velvet Underground) o l’aggressività sessuale dei Troggs o di I Wanna Be Your Dog (Stooges), erano semmai la versione edulcorata di un mondo (il rock degli anni ‘50 che si trasformava), spesso esageratamente buonisti o esageratamente in contro-tendenza, ma mai sviluppando delle riflessioni di un certo spessore.

      I grandi passi avanti nel pop furono compiuti dai Fugs e dai Godz, che sviscerarono qualsiasi concetto (tonalità, melodia, testo, musica) per ridefinirlo. Ricordiamoci che il pop è un genere vasto, e non conta solamente quello che vende di più.
      Figli di questi due sopracitati ci sono Zappa e Beefheart, dove Zappa era il tirannico programmatore mentre Beefheart la scheggia anarchica.

      Anche sulla questione del proto-prog ho sempre avuto dei dubbi, gli It’s A Beautiful Day sono proto-prog, ma Sgt. Pepper, per quanto costruito come un collage pop-lisergico, è più figlio di incredibili studi di registrazione che di una precisa e rivoluzionaria idea di fondo. Per farti un esempio: “The Dark Side of the Moon” resterà sempre molto più famoso di Piper, ed è anche costruito e registrato molto meglio! Non solo: Dark Side si propone come un progetto simil-concettuale sull’essere umano, mescolando generi e stili, mentre Piper sono solo tanti pezzi uno dietro l’altro. Però Piper ha cambiato la storia della musica mentre Dark Side solo quello dei Guinness dei Primati.

      Sul suono della chitarra di Barrett ci potesse leggere sarebbe assai felice di essere considerato sporco in modo fastidioso! Considera che voleva diventare come Hendrix! Ma, come ho largamente discusso anche sui tre post dedicati ai Pink Floyd, il modo ipnotico di suonare la chitarra di Barrett è intimo, profondo, espressivo, mentre quello di Hendrix è manierista, esterofilo, aggressivo. Ma non è de-strutturato, quello lo è “Trout Mask Replica”, è solo psichedelico.

      Anche i Bay City Rollers hanno ispirato i Nirvana, avendo in comune il nulla, eppure è così. I Beatles hanno ispirato quasi tutto il power-pop e via dicendo, ma la miccia rischia sempre di dominare sulla complessità dei rapporti causa-effetto.

      Se ho dimenticato qualcosa ho sorvolato su altro fammelo notare, sono un po’ preso da delle fastidiose scadenze universitarie, ma preferisco di gran lunga questo genere di discussioni.

  4. Ah, anche tu dunque all’università! 🙂 Cosa studi, se posso domandare?
    No, sostanzialmente ho capito. In realtà, io continuo a pensare che a livello di sound i Fab sono puliterrimi (perdona la licenza 😀 ), senza nulla togliere a Dark Side. Teniamo anche conto che ci sono sette anni di distanza. Quello che i Beatles hanno ottenuto con la sperimentazione armonica/elettronica di Pepper viene sette anni prima di ciò che hanno ottenuto i Pink con Dark side. Sette anni sono tanti, e sicuramente – ma correggimi se sparo stupidaggini – le tecnologie e l’ingegneristica dietro alla sperimentazione elettronica avevano fatto passi da gigante. Quindi in realtà Pepper è molto pulito, per essere roba di quel periodo. Ripeto: se avessi la possibilità, morirei anche io dalla voglia di scrivere il mio Pepper. Certo, riconosco che concettualmente è molto più complesso Dark Side – anche perchè, vuoi, è figlio di un’altra concezione di album che ormai era radicata in quel periodo presso i gruppi di cosiddetta avanguardia -, soprattutto per quanto riguarda la tematica unica che fa da filone principale e a cui si aggrappano in una sola continuity tutte le dieci tracce dell’album.

    Adesso sto ascoltando “Their Satanic Majesties” dei Rolling Stones. Che ne pensi di quell’album?

  5. Dimenticavo, scusami tanto. Il Dark Side pare più minimalista, soprattutto pare meno eterogeneo dal punto di vista armonico. Cosa secondo me importante, perchè determina nel caso di quest’album un input sonoro meno colorato e caleidoscopico. E’ diversa la concezione dietro. Dark Side sembra il canto del cigno dell’opera rock elettronica dai toni epici. Pepper è la parodia, il circo dei colori, in cui i prestigiatori sfoggiano animali e bestie elettroniche di pregiato valore.
    Sono due contesti diversi, insomma. 🙂

  6. Scusami, non la parodia, ma la “parade”. Sorry, ma sono fuso anche io per via degli studi universitari. Troppo stress ha effetti fortemente negativi sulla qualità dei miei elaborati su internet 😀

    • Eh, mi sa che sono stato un po’ confusionario. Volevo utilizzare l’esempio di Dark Side per spiegarti come un album molto ben costruito (come può essere Sgt. Pepper, ma QUI finiscono le analogie) non valga a livello musicologico di uno molto più scazzato ma con tante idee dentro come Piper.

      Se mettiamo Sgt. Pepper nel mercato pop delle radio e delle TV è stato un passo avanti, ma nel contesto musicologico è una simpatica digressione e nulla più. Pepper è l’album meglio registrato del suo periodo, peccato che messo in confronto al rock a lui coevo è la sua unica qualità.

      “Their Satanic Majesties” è un buon prodotto, però preferisco “Exile on Main St.” (in realtà è troppo tempo che mi riascolto gli Stones, mi piacerebbe proprio dargli una ripassata).

      Comunque sono al DAMS di Firenze. E ancora non so bene che cosa studio.

  7. Capito. 🙂
    Io adesso ad esempio sto passando “Odessa”, il concept album di pop melodico dei Bee Gees. Non credevo che facessero musica così raffinata – almeno nel 1969 :D.

  8. Beatles pop? sergent pepper album pop? secondo me dei beatles non hai ascoltato nulla se non ti piacciono è un conto ma basta definirli pop. Imparate a sentire bene le canzoni e a giudicare le band ascoltando gli album ti ascoltati helter skelter,revolution,the end,taxman,day tripper,birthday e ti cito alcune canzoni poi dimmi se sono pop e comunque tomorrow never knows è un pezzo psichelico ed uno dei primi esempi psichedelici della storia del rock ma tanto chissenefrega diamo retta alle radio che mettono yellow submarin e obladi oblada e per qualche canzone si giudica un’intera discografia sinceramente sono stufo di leggere sti articoli.

    • Il mio post si regge su tanti spunti di riflessione, non sono qui a rompere i coglioni a nessuno e di certo non impongo la mia visione su quella degli altri, ho fatto un ragionamento e ne ho tratto delle conclusioni. Se ti va puoi leggere il post e criticarlo o magari lo hai letto e per qualche motivo non mi hai risposto nel merito, se no non posso assolutamente capire il tuo punto di vista.

      Su Tomorrow Never Knows mi sono rifatto a Fabbri, noto musicologo e stimato musicista negli Stormy Six (che di rock qualcosa ne sapevano), e in generale se escludi i critici (i quali troppo spesso ragionano sui massimi sistemi senza andare al succo della questione) è chiaro che non si può decisamente parlare di proto-prog o psichedelia ante-litteram. Non bastano alcuni elementi sonori per ricondurre un pezzo ad un dato genere, già le categorie e sub-categorie nel rock sono inutilmente complicate, perché complicarle ancora di più? Per esempio: è chiaro che dal punto di vista della semplice sonorità (termini a casaccio, ma è per capirci) non ci sarebbe alcun motivo per mettere nella categoria del proto-punk i Troggs e non i Beatles (in fondo anche loro si sono prodotti in riff semplici e “trogloditici”), ma sia le tematiche, che la durezza del suono stesso, che il modo di intendere la voce e gli altri strumenti fanno dei Troggs un gruppo all'”avanguardia” in questo senso.

      I Beatles, come per molti credo, sono stati il mio primo amore assieme ai Led Zeppelin, i Pink Floyd, i soliti insomma, e la loro discografia me la sono ascoltata più e più volte, ed è proprio per questo che negli anni l’ho vista ridimensionarsi non poco. Per me non è dispregiativo definirli pop, come invece mi sembra sia per te. Mi citi Helter Skelter, un pezzo di cui si parla sempre un sacco per quanto riguarda il rock e le sue prime influenze (“White Album” si cita anche troppo spesso in questi termini), eppure i Troggs avevano già debuttato riducendo nei termini moderni il garage rock e spazzando via le influenze psichedeliche (un passo avanti notevole), i Velvet Underground hanno debuttato l’anno prima (ma molti dei loro pezzi erano pronti da almeno due anni) con un album che scardina completamente il genere. I Beatles a tutto questo non reagiranno in alcun modo, proprio perché non facevano parte della stessa famiglia. Si possono avere le stesse influenze senza però arrivare alle medesime conclusioni.

      • Guarda tu sei libero di pensarla come ti pare e piace e ripeto non devono piacere per forza i beatles anzi se uno mi dice a me i beatles fanno schifo io gli rispondo fai bene perchè ne hai pienamente il diritto ma dare definizioni e soprattutto non impongo la mia opinione a nessuno ma dire non sono rock sono pop è sbagliato poi io i cd dei beatles li ho tutti quindi so di cosa parlo come ascolto benissimo i troggs che mi piacciono molto e per dirti la mia band preferita sono gli who che definisco più grandi persino dei beatles e degli stones che per me sono il massimo dici che i beatles sono stati il tuo primo amore ma ne parli in maniera molto critica come se non avessero inventato nulla quando hanno inciso sulla storia del rock e le cose che ti sto scrivendo mica le dico io che sono un piciu qualunque ma band storiche del rock si sono ispirate ai beatles sgt. pepper il primo concept album della storia del rock ha dato fonti di ispirazioni a moltissime band helter skelter idem in chiave hard rock coverizzatissima e definita la canzone più cattiva degli anni 60 gli stessi black sabbath erano fan accaniti dei beatles e si rispecchiavano in loro lemmy idem prova ad ascoltarti butchering the beatles tributo metal ai beatles definire un genere ai beatles è impossibile hanno sperimentato di tutto e definirli pop è una bestemmia perchè il pop è altra roba ripeto preferisco sentir dire a me i beatles fanno schifo perchè non devono piacere a tutti e questa è un’opinione ma se dire i beatles sono pop non è un’opinione ma un’affermazione e la gente in generale dei beatles conosce obladi oblada michelle yellow submarine erano canzonette odiate dallo stesso lennon che era l’anima più rock ribelle e rivoluzionaria della band che ha composto mccarteny ma non riduciamoci solo a quei brani detto non intervengo più ho detto la mia opinine e addio.

        • La cosa divertente è che sono d’accordo con tutto il tuo discorso tranne su due punti (però fondamentali):
          – l’influenza dei Beatles sul rock
          – la sperimentazione negli album dei Beatles

          Il fatto che Robert Fripp si ispiri ai Beatles traspare dalle sue parole ma poco o nulla dalla musica. Trovo altrettanto difficile fare similitudini tra “Paranoid” e “Master of Reality” con Sgt. Pepper. Gli Smithereens semmai hanno davvero subito l’influenza dei Beatles, come tutto il power pop, fra l’altro. Ovviamente non si può scindere il fenomeno delle garage band dai Beatles, come anche tanta contro-cultura e quant’altro, ma valutando gli effetti sul rock oggi si sente tantissimo l’influsso di Blue Cheer, Frank Zappa, Black Sabbath, Sonics, Who e via discorrendo, più tutto il post-punk e la new wave e i cazzi e i mazzi. Come si può definire rock Sgt. Pepper, quando lo si può mettere in confronto ad opere come il primo album degli United States Of America (registrato l’anno di uscita di Pepper) o al primo album dei Velvet Underground che già sdoganava la psichedelia formato canzone (poi unito in un collage grazie alle prodezze ingegneristiche della Apple Records)? La sperimentazione è altro, i Beatles cominciarono come un fenomeno commerciale (non solo secondo Fabbri), si stancarono di sembrarlo e virarono verso la musica che più gli interessava.

          Mi sono fatto la mia idea, naturalmente è valida quanto la tua e ci mancherebbe che fosse diversamente.

  9. se posso permettermi due parole di critica alla critica o alle opinioni di recensione, mi sembra che si parli molto di tante cose di cui esistono certezze in varie versioni e poco di cose oggettivamente inconfutabili e che dovrebbero essere la base di partenza, se non l’unica per valutare la discografia di un gruppo: la musica, il pentagramma, la composizione. se si perde di vista questo, qualsiasi opinione è contestabile. nella musica esistono due cose: il gradimento e la comprensione, che difficilmente vanno sempre di pari passo, perchè se così fosse non ci sarebbero più i gusti personali. ma questi gusti vanno prima formati ed è la cosa più importante, non può esistere un gusto musicale improvvisato, deve necessariamente essere il frutto di una costante voglia di scoperta e comprensione della musica, nei suoi vari generi. comprendere la musica significa poter essere liberi di preferire pupo a battiato, ma essere al tempo stesso consapevoli che la discografia di battiato ha un valore musicale nettamente superiore a quella di pupo. molti ascoltatori, troppi, non arrivano a questa consapevolezza onesta, in primis verso sè stessi. perchè hanno un approccio alla musica influenzato e ristretto, non pienamente libero e sano. ma questo non significa che siano stupidi, semplicemente hanno scelto o si sono trovati per tante cause diverse un approccio globale verso la musica che non li ha portati a comprenderla pienamente. è invece da stupidi pensare che non esista la possibilità da parte di nessuno di stabilire cosa merita e cosa non merita e contestare qualsiasi cosa con il pretesto del gusto personale.

    • Ho perfettamente compreso il tuo punto di vista, e ti ringrazio per averlo espresso esaustivamente e con educazione. Per me “la musica, il pentagramma, la composizione” sono solo un modo per studiare la musica. Tutti i testi che ho affrontato nel corso degli anni di stimati critici e musicologi non parlano mai di rock concentrandosi solo sulla musica espressa nel dato album, per questo mi attengo a questo tipo di critica che ritengo, assieme ai miei studi sull’arte in tutte le sue declinazioni, il più completo (ma non per questo esatto).

      Potrà non sembrarti ma faccio sempre tesoro di consigli che provengono da persone che ne sanno più di me.

  10. infine, chiudo, dicendo che è un vizio, di cui purtroppo sono succube anche io, fare determinati raffronti, come se i musicisti fossero squadre di calcio per cui tifare. ed è un vizio che va a discapito dell’arte, che dovrebbe essere la massima forma di espressione delle emozioni e dovrebbe essere al di sopra di certi “battibecchi” . perchè hai voglia a dirlo, questi discorsi si possono infarcire di quanta più storia e cultura possibile, ma alla fine restano sempre delle valutazioni parziali dove chi ama di più un musicista tende a farlo apparire migliore agli occhi di tutti, chi lo ama meno il contrario. ed è questo stesso un atteggiamento antiartistico. sarebbe molto più utile per tutti entrare nel merito di singoli brani dal punto di vista musicale o suggerirne di altri per ampliare le proprie conoscenze e trovare nuove emozioni musicali.

  11. CHE CAZZO HAI CONTRO BEYONCE’
    Un’avanguardia si scrive con l’apostrofo.
    Maaaaaaaaa.. bell’articolo.
    Tutto quello che hai scritto nella premessa > VERO (l’ho anche fatto leggere a un mio amico con cui ho avuto una discussione sull’argomento)
    “i Beatles sono una band che ha avuto delle grosse influenze sul rock (come su tutta la musica leggera) anche perché vendevano a palate…” > VERO
    “…ma sono una band profondamente pop prima che rock.” > PROBABILE. Ma.. come si può tracciare una linea di demarcazione netta fra ciò che è rock e ciò che è pop? In certi casi è molto difficile. (questo in generale) Ad es. molti pezzi del White Album mi sembrano più vicini all’hard rock che si stava formando in quel periodo, piuttosto che al pop di molti altri loro pezzi. Ma giudicando la loro discografia nella sua totalità, sono d’accordo.
    “Però per definirlo [Tomorrow Never Knows] proto-psichedelico ci vuole una fantasia davvero fervida.” > Gli effetti, l’uso della voce, la concezione temporale dilatata (rispetto alla stragrande maggioranza della musica pop e rock di quel tempo, perlomeno), il mood sognante… Psichedelico no, ma proto-psichedelico direi di sì. (nemmeno io sono un grande fan del pezzo, ma diamo a Cesare ciò che è di Cesare)
    “Come ogni band hanno avuto momenti davvero bassi (Ob-La-Di, Ob-La-Da) e momenti più alti, ma col merito di essersi sciolti prima che arrivassero album indecenti.” > VERO
    “Franco Fabbri è sexy” > VERO
    Posso chiederti per curiosità qual è il tuo album preferito dei Beatles? 🙂

    • In realtà amo Beyoncé, ma non so come esprimerlo. E “Un’avanguardia”… beh, che dire, un giorno lo correggerò. Forse. Sai che fatica.

      Oh, fatemi sapere qualche spunto interessante intorno alla vostra discussione, voglio partecipare anch’io!

      Comunque sia:
      – Se “White Album” è proto-hard rock allora l’esordio dei Gun e Asphalt Mother dei Mind Garage che roba è?
      – Pop inteso nei contenuti prima ancora che nella forma. Insomma, puoi metterci sù anche un riff della Madonna, però se parli di quanto è cattivo lo stato perché ti sovra-tassa (la maledizione dei milionari) beh, non è tanto “RUOCK”.
      – Per me Tomorrow Never Knows è psichedelica quanto l’ultima hit del senatore Razzi. Certo, vorrei portare dalla mia dati tecnici, musicologici per dire, però preferisco buttarla in caciara. Perché sono pigro.

      Il mio album preferito degli scarafaggi da Liverpool è senza dubbio alcuno il più banale: “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band”. I primi mi fanno cagare oltremodo, ma va anche detto che anche i primi album di una delle mie rock band preferite, gli Who, mi fanno piangere sangue.

      • La discussione si era svolta un mercoledì sera al bar (a noi l’alcol fa questo effetto…) ed era partita dal fatto che mi piacerebbe veramente un sacco se la musica venisse insegnata, rock compreso, nelle scuole, un po’ come si insegna storia dell’arte, appunto (è vero che alle medie io avevo Musica come materia, ma sorvolo su cosa consistesse). Da lì si era arrivati (te la faccio breve) alla questione della storicizzazione. Cioè è vero che nei conservatori viene già insegnata storia della musica, tuttavia da quel che ne so (un mio amico ci studia) tutto quello che è blues, rock e altri generi più recenti viene ignorato, e anche la musica colta del Novecento viene solo sfiorata e ci si ferma ai primi decenni. Secondo il mio amico non sarebbe possibile paragonare un simile insegnamento all’insegnamento della storia dell’arte, poiché predisporrebbe un approccio culturale più “veloce”. Secondo me non è così, anzi io stesso quando mi metto a parlare di rock con qualcuno mi sembra che sia un argomento infinito. Ad ogni modo, la discussione si era interrotta, ora gli ho mandato questo articolo via cellulare e mi deve ancora rispondere, e non so se avrà voglia di farlo, ma vediamo.

        Che io abbia definito il White Album proto-hard rock te lo sei forse sognato. A parte che non saprei nemmeno a cosa potrebbe riferirsi un’etichetta del genere, però so che in quegli anni il blues rock si stava evolvendo, e che i Beatles, come hanno sempre fatto, hanno recepito questi stimoli, e li hanno ficcati dentro a qualcosa di loro, come dici anche tu nell’articolo. “Glass Onion”, “I’m So Tired”, “Helter Skelter” e altre mi sembrano abbastanza vicine a quel sound. Con questo non voglio dire che avessero preso parte a quel processo, no, anche perché altri brani ne sono al contrario molto lontani. Sul debutto dei Gun potremmo aprire una parentesi, ma non lo faremo per non andare off-topic, d’altronde per cercare qualcosa che ricordi ancora più da vicino gli spunti dei brani sopradetti sarebbe forse meglio prendere d’esempio il debutto dei Ten Years After, dello stesso anno, anche se più ancorato al blues. In ogni caso io volevo in realtà portare la questione più sul generale: per dire, secondo te un’etichetta come pop-rock non ha senso d’essere? (in generale, lasciando perdere per un attimo gli scarafaggi)
        Sono sincero, i testi li ascolto e leggo solo se so che sono davvero importanti per la comprensione di un’opera. Nel caso dei Beatles, qualche testo degno di nota c’è, ma non in senso socio-politico. Fatto sta che io mi riferisco qui al sound, e non ai temi trattati nei testi. Parlavano della maledizione dei milionari perchè erano milionari, parlavano delle loro esperienze giustamente.
        Da quando Razzi fa hit proto-psych? Seriamente, però, porta pure dati tecnici, se pensi che possano cambiare la mia percezione del brano. Fino ad ora, ogni volta che l’ho ascoltato, ho sempre percepito un’atmosfera sognante e una certa dilatazione temporale che non trovo nella loro produzione precedente, e che trovo, nello stesso periodo, solo nei 13th Floor Elevators, i quali a loro volta erano ancora molto ancorati a certo blues-rock. Certo se si vuole prendere un esempio di precoce rock psichedelico è meglio prendere i sopradetti, e non Revolver, che è album pop. Ma Tomorrow Never Knows era, di nuovo, un segno del fatto che i quattro fossero abbastanza aggiornati sulle novità del momento. E in ogni caso per una definizione nitida del genere si dovrà aspettare l’anno dopo, allora la cosa era ancora in embrione.

        Come mai dici che è il più banale? Comunque i primi di solito fanno cagare anche a chi ama i Beatles.
        Riguardo agli Who, sei chiaramente pazzo. I primi album sono OGGETTIVAMENTE i migliori. Eheh. (Forse devo intenderla come frecciatina, per aver menzionato My Generation sotto l’articolo sui Sonics?)
        Ho guardato un po’ i commenti. Ah, l’archeologica questione dei Beatles proto-prog!

        • Non dire a giro che i Velvet sono psichedelici, loro la odiavano la psichedelia e si sentivano anti-hippie nel profondo! Poi, effettivamente, l’apporto di Cale era un po’ psichedelico, ma per loro possiamo anche sfruttare il tanto vituperato termine “sperimentali”.

          Rileggendo non so bene perché ho immaginato che definissi “White Album” proto-hard rock, ma penso sia quel mix di alcol e caldo che mi ha confuso sul momento.

          Le etichette (come pop, rock, pop-rock-polka-jazz) hanno senso se storicizzate, ma la contestualizzazione e la storicizzazione non possono essere legate solo al sound. Per esempio, dire che i Sonics e gli Stooges fossero band proto-punk ha senso nel sound (ripreso da moltissimi punkers, che li hanno elogiati con decenni di cover) ma non nei contenuti. Erano figli del garage rock, e quello facevano, mettergli addosso un’etichetta anche se retro-attiva è una forzatura. Si può ben dire che avessero anticipato alcuni aspetti del punk (l’uso dell’inno nei Sonics, le performance nichiliste degli Stooges) ma non che lo fossero prima, per dire, di Ramones e Rocket From The Tombs.

          Per questo l’etichetta pop-rock ai Beatles ha senso di esistere, perché se la struttura influenzerà il pop più raffinato (non dobbiamo MAI dimenticarci che il pop spesso è suonato e composto da musicisti della Madonna, e che persino un brano di Katie Perry può nascondere virtuosismi inaspettati) e il rock mainstream. Anche la contestualizzazione storica ci viene in aiuto, basti considerare che il genere che più deve qualcosa ai Beatles è il power-pop.

          Su Tomorrow Never Knows… diciamo che le “percezioni” di tutti sono di una deriva psichedelica, ma vanno considerate alcune cose: non c’è una struttura musicale realmente progressiva, l’effetto nasce dall’uso del nastro magnetico (non una sperimentazione particolarmente eccellente, ma nel campo della popular music assolutamente innovativa!) e del registratore multitraccia. Pensa solo che la composizione di Tomorrow Never Knows ha molti più punti in contatto con la disco music anni ’80 che col prog di Canterbury!

          Sugli Who ho la solidissima convinzione, figlia del fatto che li amo a dismisura, che i loro primi due album sono LA MERDA. Me ne sono accorto ascoltando le live della band, animalesche, furiose, devastanti, e poi ti ascolti “A Quick One”, con quel fare mod alla moda (e solo per farsi conoscere, che loro non erano mod manco per ridere), con i coretti del cazzo e la musica bella patinata, pulita e perfettina. Cristo gli Who sono quelli di “Live at Leeds” e di “Live at the Isle of Wight”! Pura furia rock and roll! La sezione ritmica più devastante della storia! Poi “Tommy” è il mejo album, su questo ci metto la croce sopra. E non parlo del riarrangiamento per il film, ovviamente, comunque pieno di spunti interessanti.

          • Sì, lo so che odiavano la scena hippie, eheh. In effetti per catalogare i loro lavori (specialmente i primi due album) è difficile trovare un altro termine se non “rock sperimentale”, anche se vorrei che il termine “sperimentale” fosse usato il meno possibile, per certi motivi.

            Ecco, hai tirato fuori l’esempio del punk. Sai, forse per alcuni generi fortemente orientati in senso socio-politico come il punk può valere un’etichetta data ANCHE in quel senso, ma per altri generi, che nei testi parlano di tutto e di più a seconda dei casi, penso che abbia meno senso. E’ vero che spesso si può ricondurre a un genere anche un certo tipo di temi, ma poi ci sono deviazioni varie ed eventuali, e penso che in ogni caso dovremmo attenerci in primo luogo al sound, e in secondo luogo ai temi trattati nei testi. Altrimenti si rischia poi di sacrificare il valore del sound, che anche senza uso di parole può già esprimere molte cose, in favore dei testi. Molti “critici amatoriali” usano un metro di giudizio diverso per la musica italiana e quella straniera, proprio perché quando valutano musica italiana danno molto più valore ai testi che al sound, e questo è a mio avviso un errore.

            Esatto, il power-pop. E forse non anche un certo pop sinfonico anni 70 (Electric Light Orchestra) o un certo pop con elementi psichedelici che va tanto in voga in questi ultimi anni? Tutte cose che mi fanno venire un po’ il latte ai gomiti, a differenza dei quattro scarafaggi che li godo sempre, ma questa è cosa personale.

            Eh, più che alla scena di Canterbury mi riferivo al rock psichedelico “puro” (nel senso di non contaminato da jazz o elettronica) degli anni immediatamente successivi, di gente come Barrett, Hendrix o i Jefferson Airplane. So bene che la struttura di base del brano è sempre quella della canzone pop, ma questo non mi distoglie dal percepire, come la chiami tu, una deriva psichedelica. Mi chiedo se tu riesca perlomeno a capire da dove proviene questa percezione, poi magari tu ne hai una diversa ed è ok, ma dire che ci vuole una fantasia fuori dal normale per giudicare il pezzo (tò, anche solo vagamente) proto-psichedelico mi sembra ingiusto. Anche perché io non ne ho. Tuttavia sono d’accordo con te che ci si è soffermati davvero troppo su quel pezzo e lo si è osannato in una misura in cui non si meritava.

            Ehy, anch’io amo a dismisura gli Who, e sono invece del partito contrario.. come la mettiamo? Tommy lo adoro anch’io, ma è l’ultimo dei loro che riesco ad apprezzare veramente tanto. Quello più osannato in certi ambienti (lontani dai tuoi gusti, infatti mi stupisco di ciò) solitamente è Who’s Next, e per me è abbastanza annoiante. Ben fatto, certo, ma quello che tu dici per i primi album io potrei dirlo di questo, e in parte anche di Quadrophenia. Non dirò che sono LA MERDA, mentirei, dato che sono comunque ben fatti e hanno i loro momenti, ma che mi piacciano proprio no. Tutti un po’ pretenziosi, avvinghiati al concetto di fare un album che suoni grande e/o concettuale, a tratti riflessivi, mentre da loro quello che a me piace sentire è energia, freschezza immediata, irriverenza. Che trovo in My Generation e The Who Sell Out, ma ancora anche in Tommy sicuramente. A Quick One è in effetti quello che mi piace meno degli anni ’60, hai scelto l’esempio sbagliato. Comunque non la trovo molto da perfettini o patinata la loro produzione dei primi anni, anzi! E’ energia pura! Questione di opinioni diverse, suppongo.

            • Per me testi e sound sono solo due elementi. Dobbiamo metterci composizione, strumentazione (e uso di questa o eventuali modifiche), contesto storico, scena di appartenenza, città, stato, continente, riferimenti musicali E NON e via discorrendo. Però ogni cosa va analizzata. Per dire, il fatto che i White Stripes siano di Detroit ti fa capire molte cose, tra cui la loro non-influenza sul garage californiano contemporaneo, che non si basa storicamente sul blues, ma bensì dalle garage band anti-Beatles e poi dal punk e sull’hardcore.

              Per cui sono d’accordo che i testi, come l’appartenenza politica, non siano di per sé elementi sufficienti per etichettare una band o un’artista, ma ce ne sono comunque tanti altri oltre al sound. Infatti i White Stripes non andrebbero catalogati nel garage punk, ma bensì nel garage blues. Una distinzione minima apparentemente, ma zeppa di contenuti che la confermano come necessaria.

              Sul fatto che ci siano molti “critici” italiani che giudicano il testo delle rock band italiane perché lo capiscono… beh, che tristezza.

              Però no. No eh, Barrett e Beatles no. Tutto ma non farmi questo. Hendrix ovviamente sì, come Jefferson Airplane.

              Alla fine (Tomorrow Never Knows) credo che ci sia anche una discrepanza di gusti, però già il fatto che si “percepisca” una deriva psichedelica fa capire quanto sia fragile questa stessa.

              Sugli Who sono opinioni, l’importante è amarli, il come è relativo.

              • Beh, certo, ci sono mille sfaccettature. Ma per me composizione e strumentazione fanno parte di (o si possono ricondurre a) quello che io definisco con “sound”. Giusto per chiarire. E poi c’è il “contesto”, che se lo intendiamo con un’accezione un po’ ampia include anche il contesto culturale, geografico, influenze, ecc.. E infatti contestualizzare è molto importante.

                Non volevo accostare Barrett e Beatles, ma stavamo parlando di chi ha, nel ’67 e ’68, definito nitidamente ciò che era rock psichedelico (senza le contaminazioni della scena di Canterbury), e Barrett a suo modo fa parte di quel gruppo. Anche perché, visto che parlavamo anche di struttura-formato canzone, quel gruppo di artisti (diversamente dai Canterburiani) l’ha spesso adottata, Barrett compreso, o sbaglio? Poi, parlando di gusti, e forse anche di importanza, lui è su un altro livello, ovvio. 🙂
                Quanto ai Beatles, vale lo stesso discorso che ho fatto per il White Album: non hanno preso parte nemmeno al processo di definizione del rock psichedelico perché a loro non interessava, hanno solo preso qualche spunto (ben aggiornato) per poi metterlo dentro al loro calderone pop-rock.
                Riguardo a Tomorrow Never Knows, l’importante è capire da dove provenga quella “percezione” (o chiamala come vuoi). Però poi basta parlarne, o va a finire che mi sento un ondarocker.

                Comunque grazie a te mi sono andato a ripescare i live degli Who, che pur piacendomi ho sempre cagato meno e non so nemmeno il perché. 🙂

                (un appunto: questa cosa delle risposte che si assottigliano fa figo, ma dopo un po’ diventa scomoda)

      • Ps: Dimenticavo i Velvet, ma non credo che si possano ricondurre direttamente all’esperienza del rock psichedelico. Però in effetti il loro debutto si potrebbe definire, per certi versi, proto-psichedelico (grazie soprattutto a Cale per questo).

        • Pps comunque lì erano già nel 67, infatti hanno contribuito proprio a definire il genere, anche se in realtà trascendevano un po’ tutti i generi…

  12. Anche la definizione di rock psichedelico si divide, poiché anche il quel caso ci sono esempi più pop ed esempi più sperimentali. Barrett ha ispirato un rock psichedelico molto diverso da quello dei Beatles. Chi ha seguito le orme degli scarafaggi ha seguito anche una filosofia di pulizia del suono sempre maggiore, come di una stratificazione della composizione, sempre più complessa o raffinata. Barrett invece ha influenzato la psichedelia più legata al garage, in un primo momento, con quel canticchiare fiabe deliranti, e poi è stato fondamentale per la rinascita della psichedelia negli anni ’80 (pensa ai Soft Boys!) ed oggi è il padrino spirituale della psichedelia californiana (Jacco Gardner docet).

    Infatti il formato-canzone potremmo dire che è lo stesso, o perlomeno ci sono poche differenze all’orecchio, eppure le influenze successive sono totalmente diverse. Questo perché il sound, sebbene sia l’elemento più facilmente riconoscibile, non è fondamentale di per sé, nemmeno per influenzare un genere!

    Comunque non avere le live degli Who è come avere i file mp3 ma non le copertine enormi dei 33 giri degli Ohio Players: ti perdi tutto il divertimento.

    • Credo che tu mi abbia male interpretato. Come ti ho già detto, per me i Beatles non si possono nemmeno definire rock psichedelico, non hanno fatto parte di quel processo. Il formato della canzone non l’ho tirato in ballo per accostare Barrett ai Beatles, quanto piuttosto per distinguere un certo gruppo di artisti attivi nei primi anni di definizione del genere dalla scena di Canterbury. Stavo giustificando il mio mettere Barrett assieme ai quegli artisti. Forse ho semplificato, Barrett è in effetti un mondo a sé, ma credo che il suo contributo sia stato fondamentale in quello sviluppo.
      Scusa ma io le differenze fra il sound dei Beatles e quello di Barrett le sento eccome. Credo che semplicemente intendiamo una cosa diversa con il termine. Il formato canzone è solo un aspetto (e ho detto perché l’ho tirato in ballo) del tutto, e non fa il sound.

      I live (o le live? mah) degli Who li ho, solo che era un bel po’ che non li riprendevo in mano. 🙂

      • Scusami te, sono 24 che faccio il travisatore professionista!

        Dato che si parla di Barrett, dei Soft Boys che ne pensi? Personalmente credo che “Underwater Moonlight” contenga delle idee geniali, oltre ad una chitarra fenomenale (l’attacco di Old Pervert è incredibile), una band molto sottovalutata.

        • Eheh. Ma infatti fondamentalmente sono d’accordo con quello che hai detto riguardo uso della strumentazione, composizione, cazzi e mazzi (cit.), è che io ricollego tutto questo a quello che ho chiamato sound (sostanzialmente per distinguerlo da quello che riguarda i testi). Che poi di solito non ragiono così tanto sui termini che uso.
          Dei Soft Boys conosco solo, appunto, “Underwater Moonlight”. Mi piacciono molto quei giri di chitarra che dirigono le sezioni ritmiche, ma anche certi passaggi strumentali (“You’ll have to go sideways” è uno dei punti più alti dell’album, imo). Anche certi passaggi vocali alla Barrett, ovviamente, anche se la sua capacità melodica la sfioravano secondo me (ma parliamo di Barrett). E ovviamente il tutto messo insieme a influenze post-punk. Pare che abbiano riportato in vita il rock psichedelico negli anni 80, quindi sì, molto sottovalutati. A me li aveva consigliati un amico, e poi tu mi avevi spinto ad ascoltare i Cramps, e Songs the Lord Taught Us è ancora sotto ascolti frequenti. Tuttavia non sono molto ferrato sul rock psichedelico anni ’80 (su quello anni ’90 decisamente di più).. mi sapresti consigliare qualcosa?

          • Psichedelia anni ottanta… intanto Roy Montgomery, Echo & The Bunnyman (hanno ha che fare con la psichedelia, anche se molti lo negano! e questo vale anche per i) My Bloody Valentine, Spacemen 3, il primo album dei Rain Parade, Jesus & Mary Chain, ma c’è anche la rinascita del garage psichedelico (Fuzztones, che riprendono le atmosfere di Screaming Lord Sutch, o i Gravedigger V) ovviamente il primo dei Teardrop Explodes di Julian Cope.

            Poi in realtà ho dei buchi enormi sulla così detta “neopsichedelia”, mi manca la mitica scena di “Madchester” e altra roba, comunque ti ho consigliato tutta roba buona. Non mi piacciono i Dream Syndicate, anche se sono considerati fondamentali per il genere, e non sopporto tutta la scena psych legata al progressive. Comunque per me i mejo restano Soft Boys e Spaceman 3.

            • Montgomery lo conosco di fama (x la collaborazione coi Bardo Pond), i MBV certamente, mentre Spacemen 3, Echo and the Bunnymen e Jesus and mary chain li ho sentiti nominare più volte senza mai ascoltarli, e nn sapevo fossero psichedelici. Ti farò sapere!
              Oh e grazie x aver perso tempo a rispondere ai miei commenti…

  13. Il più “autorevole” è certamente “Post-Punk” si Simon Reynolds, un capostipite della critica rock. Non sono quasi mai d’accordo con Reynolds su molti aspetti, perlopiù concettuali, ma non gli si può negare si aver scritto il miglior saggio sul genere. Belli da leggere, ma meno validi dal punto di vista musicologico ci sono i tre di Lester Bangs usciti per Minimum Fax e il divertentissimo “Fargo Rock City” di Klosterman. Bangs è un’autore eccellente, uno dei massimi recensori rock mai esistiti, mentre Klosterman ha dalla sua una innata capacità di saper scrivere come una divinità, per cui si legge benissimo (attenzione, il vecchio K è un appassionato di hair metal e glam rock, generi che io disprezzo, ma qualsiasi cosa scritta da lui vale la pena di essere letta a mio avviso). In Italia ci sono i libri di Bertoncelli, ma non è un’autore che ti consiglio, in linea di massima leggiti gli autori americani e inglesi che è meglio.

    Uh, dimenticavo il grandissimo Julian Cope, che oltre alle sue note esperienze rock è stato uno dei critici più interessanti della sua generazione, immancabili Krautrocksampler sul movimento kraut, e Japrocksampler sulla rivoluzione rock in Giappone.

  14. La cosa triste di voi pseudo intelletualoidi che in mancaza di una reale motivazione per continuare a vivere, evita il suicidio scrivendo articoli pressochè ridicoli su Blog della stessa natura degli articoli che li compongono, è che non si può neanche augurarvi di avere un esaurimento nervoso, perché semplicemente siete completamente privi attività celebrale.

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