Cold War Kids – Robbers & Cowards

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Il loro ultimo album “Dear Miss LoneyHearts” (2013) non è tanto l’ennesima delusione quanto una triste certezza.

Probabilmente i CWK (Cold War Kids) all’uscita del loro primo album erano considerabili come la band più interessante in prospettiva degli anni 2000, ma la velocità con cui sono stati divorati e defecati da una major come SONY (anche se si legge Dowtown Records) e V2 ha dell’incredibile.

Robber & Cowards” (2006) non è soltanto un buon album ma è uno dei migliori esordi che io abbia mai ascoltato, un indie-rock-blues appetibile tanto per le classifiche quanto per gli ascoltatori più allenati.

Un suono secco, ruvido, autentico (senza il bisogno di ricorrere al low-fi di ‘sto cazzo), la voce di Nathan Willett è la più interessante del rock contemporaneo, testi di pura poesia americana perfettamente incastonati nella malinconia mai melensa di pezzi come Hospital Beds.
La batteria (Matt Aveiro) sembra sempre sul punto di sbagliare un colpo, sempre incerta e nervosa, perché Aveiro è totalmente immerso nell’idea concettuale che sostiene questo album, quello di ricreare una America domestica, protestante e in crisi con la sua stessa identità. Le immagini che suscita We Used to Vacation si sposano perfettamente con il blues corale di Saint John come anche con la rumorosa (e commerciale) Hang Me Up to Dry. Un filo conduttore ben pensato riesce a mantenere sempre l’equilibrio tra liriche e musica.

Trovo incredibile come ci sia gente che ancora parli di Amy Winehouse (urgh!) quando una band con queste potenzialità si sputtana senza ritegno di anno in anno.

Eccoci dunque al dramma che ha investito i CWK, perché tutti gli input di “Robbers & Cowards” li hanno buttati giù dal balcone già col secondo album (“Loyalty to Loyalty”, 2008), peggiorando col terzo (“Mine Is Yours”, 2011) e definitivamente spaccando i coglioni col quarto (“Dear Miss LoneyHearts”). Se escludiamo il ritmo e la vivacità di un bel pezzo come Royal Blue (terza traccia del mediocre “Mine Is Yours”) tutti i lavori della band successivi all’esplosivo esordio rasentano la noia e la banalità più assoluta.

È colpa di SONY?
È colpa di MTV?
Hanno probabilmente perso subito una qualunque forma di vena creativa?
È stato solo culo?
Mah, fatto sta che ormai non ci resta che rammaricarci ad ogni nuova uscita dei Cold War Kids, pensando a quello che è stato e a quello che poteva essere.

  • Pro: l’unico disco di musica commerciale degli ultimi anni davvero contemporaneo e consapevole, lontanissimo dai colleghi oramai ridicoli come Arcade Fire o Arctic Monkeys, o dal finto rock sperimentale che annebbia i Radiohead da tempo, questa qua è musica VERA.
  • Contro: ho sentito molti lamentarsi del fatto che sia banale e la voce di Willett fa cagà. Mmm, diciamo subito che anche gli Oblivians sono banali eppure non mi sembrano così male, e che una voce tipo Alvaro Fella (Jumbo) faccia cagà non ci sono dubbi eppure non riesco ad immaginare un cantante più espressivo. Saranno anche gusti, però esistono anche possibilità di dare giudizi e fare critiche più o meno obiettive, e certe affermazioni a me sembrano semplicemente cazzate.
  • Pezzo consigliato: Saint John, però anche Hair Down mi piglia parecchio.
  • Voto: 6,5/10

(sì: è una recensione parecchio breve, e sì: sono pigro)

In questo video una bella esibizione on the road.

Live a Glastonbury, alla faccia di quelli che li tacciono di essere “solo indie pop” aprono la hit We Used to Vacation con un classico blues: Nobody’s Fault But Mine.

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