Zig Zags – Zis Zags

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John Carpenter? Neil Marshall? Qualcuna di queste divinità può prendersi gli Zig Zags per musicarsi un bel film post-apocalittico? No perché questo trio californiano ha appena pubblicato il primo vero album rock monumentale del 2014, sarebbe anche il caso di sfruttarli finché freschi.

Che “Zig Zags” in potenza avesse le caratteristiche di un esordio con i fiocchi e contro-fiocchi lo si poteva immaginare, che l’arietta post-apocalittica carpenteriana fosse presente l’avevano già in parte anticipato, ma questo album è davvero una vampata di sano heavy metal come non se ne sentiva da troppo tempo.

La cosa più bella è che questo heavy metal è proprio ignorante, cattivo, solo riff della Madonna ed effetti tamarrissimi (però non buttati a caso come la batteria elettronica in Heartbeat di Jerry Riggs), i testi hanno la giusta dose di goliardia ed epicità senza mai sprofondare in una delle due.

Tranquilli, non sto urlando al capolavoro, non ancora almeno. Ma presto verrà, vedrete.

Che dire della nuova intro a Braindead Warrior? Praticamente il pezzo rock più potente degli ultimi cinque anni, un misto di immagini tra Mad Max e Fallout 2 esplodono nella mente, se girassero un nuovo “Heavy Metal” (vi ricordate il film metal-porno del 1981?) questo sarebbe il fottuto pezzo d’apertura, con tanti saluti a Sammy Hagar e compagnia cantante.

Il ritornello di The Fog sembra già un classico, non so come spiegarmelo. Torna a tratti anche l’anima punk della band sommersa dai pesantissimi Black Sabbath. Per Magic potremmo anche fare lo stesso discorso, se non fosse che il riff sembra davvero uscito da “Heavy Metal” (inoltre finalmente potrò cancellare dalla mia mente il diretto collegamento tra la parola “magic” e Magik dei Klaxons).

No Blade of Grass l’anno scorso chiudeva “10-12”, la raccolta in musicassetta dei demo della band. Registrata come Dio comanda fa ancora più male. Riscopriamo da “10-12” anche la garage punk Tuff Guy Hands e una bellissima Down the Drain, c’è Psychomania (irriconoscibile), I Am The Weekend e ovviamente Randy (il pezzo sulla loro “mascotte”). 

Siamo sempre ben al di sopra della sufficienza per tutto l’album, anche nell’intermezzo sperimentale (Untitled) che ci prepara ad un finale col botto, Voices of Paranoid, il capolavoro psych metal della band. 

Anche nella irrequieta California, dove si mescolano senza indugi doom e garage, il sound dei Zig Zags è unico. L’ha capito bene Ty Segall che ha co-prodotto questo esordio discografico, l’ha capito benissimo la In The Red Records, questi qui sono destinati a scrivere pagine indelebili del rock contemporaneo.

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2 risposte a “Zig Zags – Zis Zags

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