Stairway To Heaven mi ha stufato!

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Rappresentazione concettuale della più celebre canzone rock di tutti i tempi.


Posso dirlo?
Davvero?
Nessuno di voi utenti del web mi stuprerà con del riso crudo per una tale bestemmia?
Non ci credo. Però lo dico.

Stairway to Heaven m’ha sinceramente rotto il cazzo.

Non sono di certo qui a fare il bastian contrario o scemenze del genere, questo tipo di blogging puerile non fa per me. Non sono qui nemmeno per contestare la qualità della canzone in sé (anche se il mito di una oggettiva superiorità su qualunque altro pezzo mi sta sulle palle), ma proprio il suo feeling col sottoscritto. Un post inutile, lo so, grazie per avermelo fatto notare.

I miei gusti musicali sono molto cambiati negli anni, migliorati (forse) e ampliati, però è difficile dimenticare i primi amori. Il prog inglese dei Genesis di “Selling England By The Pound”, i Pink Floyd (ma solo dal 1970 in poi, pensate che mi stavo perdendo!) e poi, ovviamente, l’hard rock sempre di stampo britannico di “In Rock” dei Deep Purple e gli immancabili Led Zeppelin.

Io adoravo i Led Zeppelin, erano come quattro lucenti divinità dorate, che ci poteva essere MEGLIO dei Led Zeppelin? Niente, cazzo. Anzi, se qualcuno proponeva qualcosa (qualsiasi cosa, nemmeno necessariamente musicale, tipo chessò: Madre Teresa) i Led Zeppelin gli erano indistintamente superiori, musicalmente, moralmente, eticamente, grammaticalmente, in qualunque senso.

Però c’erano due album, solamente due album di tutta la loro discografia che segretamente non sopportavo: “Presence” (detto anche “macchèmerdaè?”) e “IV”.

Immaginatevi per un odioso adolescente di un Liceo artistico cosa volesse dire una roba del genere. ‘Sti cazzi che lo spifferai a qualcuno, manco al mio miglior amico, sarebbe stata un’esclusione sociale pazzesca, già il mio «preferisco persino Lucky Starr di Asimov a quel finocchio di Harry Potter» mi aveva reso popolare come un professore di matematica, figuriamoci se avessi toccato l’album INTOCCABILE per eccellenza!

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Che poi a me “IV” (o “Zoso” o ZoSo”, come vi pare maledetti fanboy) non è che facesse cagare tout court. Insomma gente, abbassi la puntina e parte Black Dog, mica zucchine. Poi Bonham lancia con la sua solita veemenza Rock and Roll, e io ci provavo gusto. Ma poi arriva The Battle of Evermore. Che. Palle. Sul serio, mi sembrava di morire, mi contorcevo sul letto cercando di passare indenne quei quasi-sei minuti che sembravano dodici, dai cazzo, non potevano non piacermi, erano i fottuti Led Zeppelin! Poi la botta. Stairway to Heaven.

Vi dico subito che io il lato B di “IV” l’ho ascoltato una volta, come per “Fireball” dei Deep Purple, e m’è bastato, anzi: m’è avanzato. Pensate quello che vi pare, non me potrebbe fregare di meno, mi faceva cagare allora e mi fa cagare adesso. Vabbè, ora Four Sticks e Going to California non mi fanno più vomitare, però non esiste che io posi il piatto con una sincera voglia di risentirle. Da un bel po’. Ma parliamo di Stairway.

Lasciamo perdere vi prego le stronzate. Hanno copiato qualcosa dagli Spirit? E anche se fosse? Il 90% delle canzoni fondamentali degli Zep sono plagi, ma ne parlammo già in un post a loro dedicati (noterete delle sostanziali differenze con questo post, potete giurarci) quindi vi dico solo che non me potrebbe fregare di meno. Se la senti al contrario parlano di Satana e ti invitano a comprare gli album dei Kiss? No, però ti dico che le puntine non crescono sugli alberi. Uomo avvertito…

Detto questo a me Stairway to Heaven non piaceva nemmeno quando ero un fan sfegatato degli Zep. Il super-riffone e i berci animaleschi di Plant non mi attizzavano più, l’assolo celoduro di Page non mi eccitava, sinceramente quel pezzo primo in tutte le classifiche del mondo mi grattugiava il ravanello, e non poco.

Dov’erano i cambi e il dinamismo di What Is And What Should Never Be? Dov’era il blues sofferto di Since I’ve Been Loving You? Cristo, m’accontentavo anche di una caotica Celebration Day! Porca zozza, ma anche una rampante Gallows Pole mi stava meglio! – fra l’altro conosco un tizio il quale, giuro su mia madre, asserisce senza dubbio alcuno che Gallows Pole sia il miglior pezzo dei Led Zeppelin in assoluto.

La cosa che proprio non mi andava già era la struttura del pezzo, telefonatissima ma tirata per le lunghe come nei dischi dei Nazareth, e poi il sound…

Saranno le mie orecchie ad essere anormali, sarà che ho ascoltato la musica ad un volume esagerato fin da piccolo e sono diventato prematuramente sordo, non lo so gente ma il sound di Stairway to Heaven mi sembra così perfetto da non poter far altro che figurarmelo come un meraviglioso oggetto di design, interamente di plastica, con una forma estetica ineccepibile ma senza alcun fottuto utilizzo pratico. Eppure è il più venduto di tutti i tempi. E occupa pure parecchio spazio.

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Non che gli Zep fossero sporchi, anche se all’epoca mi sembravano perché, ovviamente, non avevo ascoltato molto altro, eppure Stairway mi sembrava proprio una roba esagerata e da tamarroni, non c’erano le palle di un Herthbreaker, era sciocca e banale in modo esagerato.

Oggi quando riascolto QUALUNQUE album di QUALSIASI band che mi attizzavano in quel periodo mi prende l’ansia. Non vedo l’ora di cambiarlo per un pezzo di plastica nera qualsiasi, Swell Maps, Thee Oh Sees, Mulatu, cazzo mi va bene pure Mimmo Cavallo ma basta con Led Zeppelin, Deep Purple e Genesis vi prego!

Per me Stairway to Heaven è il rock come NON mi piace (più), prima di tutto è barocco, c’è più barocchismi in quegli otto minuti che di tutta la Val di Noto, ha un testo che porta il demenziale in una nuova dimensione dove banalità e scontatezza sono gli unici due valori universali condivisi, l’assolo diventocieco è l’onanismo della chitarra che prende il sopravvento senza motivo, senza dire niente, senza voler trasmettere nulla se non l’erezione immane che Page si sta menando. Ecco, Stairway to Heaven è un rock, anzi, un hard-cock-rock perfetto, del tutto retorico e svuotato di qualsivoglia intento artistico o provocatorio, è stantio all’inverosimile. Mi ci volle un po’ per capire che è proprio l’hard rock ad essere così, ed è da quella modesta rivelazione che ho ripudiato tutti gli album che adoravo e ho cominciato a dubitare seriamente del valore finora per me inopinabile di quelle band.

In fondo è proprio quel tipo di rock che affossa il genere rendendolo solo un’immagine, un’estetica non ponderata ma superficiale, un sound piatto ed estremamente dogmatico.

Molti mi chiedono come faccio ad ascoltare “Metal Machine Music” senza impazzire. Beh, la risposta a secco è «perché in effetti, per quanto possa essere raccapricciante, mi piace» ed è fin troppo sincera. Ma il punto principale (oltre a tutte le riflessioni che ho sinteticamente spiegato nel post dedicato all’album di Lou Reed, e alla stimolante discussione con Sandro59 che ne ha ampliato non poco la profondità) credo sia: perché non è la solita solfa.

Anche gli album più brutti dei Residents (eh sì, anche loro ne hanno fatti di bruttini di recente) valgono un miliardo di volte qualsiasi sfiatata di Plant e compagni, rei di aver creato un genere che per moltissima gente è il Rock con la “r” maiuscola mentre invece è una dannata gabbia espressiva, dalla quale possono uscire solo dei «baby-baby-baby-mmm», qualche dannato riferimento tolkeniano e quei cazzo di assoli brit-milà-da-attrito che hanno largamente rotto i coglioni.

Bene, da domani posso chiudere il blog.

O forse è meglio farlo stasera.

Sul presto.

A seguire la prova che con Stairway To Heaven non riesci nemmeno a rimediarci un po’ di figa:

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12 risposte a “Stairway To Heaven mi ha stufato!

  1. Scusa se non ti insulto, ma la verità è che anche io la odio da sempre, è finta brutta noiosa e pure lunga (quindi imperdonabile), sappi che non sei solo in questa pur perdente battaglia!
    Invece amo ancora Swell Maps e The Oh Sees (che ho visto recentemente in concerto e sono davvero bravissimi e umanissimi, live) e sono contenta che tu li abbia nominati (anche se in realtà non sono sicura non fosse un po’ denigratorio).
    Solidarietà assoluta, molti complimenti per i blogS e giacché ci siamo colgo l’occasione per mandare un grande sentito vaffanculo a Battiato, grazie.

    • Toh, allora non sono solo! E nel primo commento non c’è nemmeno una minaccia di morte!

      I Thee Oh Sees li adoro (anche se l’ultimo album mi ha fatto cagare mattoni) e dal vivo sono impareggiabili, peccato che per questo ultimo lavoro Dwyer abbia deciso di stravolgere la line up della band, abbiamo perso uno dei gruppi più devastanti di questa nuova stagione californiana.

      Grazie per i complimenti, ti faccio da spalla per il gigantesco VAFFANCULO a Battiato e al suo recente album “sperimentale” (urgh!).

  2. non capisco cosa c’entrino i genesis in questo tuo odio-rottura verso l’hard rock di un certo tipo. hai citato tra l’altro un disco, selling england by the pound, che più di ogni altro travalica i generi, abbracciando musica classica, pop e persino venature jazz. chi ha compreso veramente la grandiosità di certi genesis, e mi riferisco ai primi sette album consecutivi, non potrà mai stancarsene e soprattutto non potrà mai parlarne male, perchè si tratta di musica grandiosa che supera i limiti del prog più tipico e si innalza a musica che fa venire i brividi senza nemmeno pensare a che tipo di musica sia. se quei brividi all’improvviso finiscono non può trattarsi, in questo caso, di evoluzione musicale personale, ma solo di un approccio precedentemente sbagliato verso la musica in generale e attualmente ancora più sbagliato.

    • Non ho parlato male dei Genesis, ho detto che quando riascolto gli album che ascoltavo di quel preciso periodo (tra cui anche i Genesis) mi prende una sorta di ansia, dovuta ad un cambio radicale di paradigma con il quale mi sto approcciando al rock.

      Il mio primo amore, come ripeto spesso è stato il prog. Tra i miei album preferiti (che ti linko QUI) ci sono i Genesis (di Peter Gabriel, ovviamente). Sono la mia band prog preferita, dopo vengono i Van Der Graaf Generator, King Crimson (“Larks’ Tongues in Aspic” l’ho consumato da quante volte l’ho ascoltato) per non parlare dei Gong e del kraut rock che prima pensavo essere prog (me tapino!).

      Ma se ad oggi dei Faust, dei Can e di altre band kraut apprezzo l’opera concettuale (attraverso gli studi che ho fatto su testi come Krautrocksampler: One Head’s Guide to the Great Kosmische Musik – 1968 Onwards di Julian Cope) del prog inglese ho iniziato a selezionare le cose che mi sembravano più interessanti OLTRE il discorso musicale (Gong, Soft Machine, Matching Mole e Caravan) mentre i grandi “ tecnici” adesso li ascolto con piacere ma senza alcun trasporto intellettuale.

      Saggi come Post Punk 1978-1984 di Simon Reynolds hanno cambiato il mio modo di ascoltare, mentre studiando meglio il fenomeno garage e la musica elettronica sperimentale ho rivalutato quello che sapevo degli anni ’70 e così via.

      Lascia perdere lo stile da blogger con cui scrivo (e scrivo parecchio da cani), non farti trainare da quello, i concetti che cerco di esprimere sono il risultato di studi e di ascolti che mettono sullo stesso piano passione e intelletto.

      Ne è un esempio eclatante Frank Zappa, di cui adoro quasi tutti i primi album, ma che appena ha iniziato a concentrarsi solo sull’esecuzione perfetta della chitarra ha perso ogni valore artistico e concettuale, e quindi per me d’interesse. Ciò non toglie che “Guitar” dell’88 non sia un album piacevole all’ascolto, ma dopo due secondi la totale mancanza di propositi mi manda in bestia e lo cambio con il primo album che mi ritrovo sotto mano dei Ramones.

  3. No, non sei solo.

    Ti dirò: dei Led Zeppelin, proprio in questi giorni, sto ascoltando ben due (!) cofanetti di 6 (!!) Cd l’uno.
    1 “Throwing The Wild Seeds” (live 1975)
    2 “The Lord Of The Strings” (live 1977).

    È un modo (per me, in questo caso, molto efficace) di trovare qualcosa di nuovo in una musica cui mi sono abituato.
    Sì, perché è l’assuefazione che spesso uccide le emozioni che solevano essere generate da determinate melodie, armonie, ritmi, sonorità, inizialmente percepite come nuove, sorprendenti, sconvolgenti (quindi estremamente piacevoli).

    E…indovina un po’ quale è il brano che tendo comunque a “scavalcare”?
    😀

    Vogliamo parlare dei lunghi periodi della mia vita in cui divenni refrattario a dischi che avevo adorato?
    (Ci stanno anche i Genesis, già…).

    Anche no! 😀

    Va be’, solo qualche accenno.

    Per lunghi mesi mi capitò di ascoltare “Nursery crime” scavalcando “The musical box”.
    Analogamente, con “Foxtrot” mettevo la puntina direttamente all’inizio di “Time table” (niente “Watcher…”).
    Mi avevano stufato, li trovavo… scontati.

    Ho vissuto periodi in cui tutta l’opera dei Genesis mi suonava insopportabilmente familiare e stantìa.
    Solo i Genesis?
    No, mi è capitato con quasi tutto ciò che ho avuto la ventura di apprezzare, nel corso degli anni.
    Di qualsiasi genere musicale.

    Poi, magari, l’ascolto fortuito di un brano, la lettura di un articolo di giornale, un frammento di conversazione con un amico, risvegliavano il mio interesse e mi appassionavo nuovamente a quanto avevo accantonato, spesso con uno spirito diverso, notando particolari sonori che precedentemente mi erano sfuggiti.

    Da questo punto di vista, non ti sto a dire quanto lo studio della batteria, in età piuttosto avanzata, mi abbia svelato aspetti per me del tutto nuovi di musiche che pensavo di conoscere alla perfezione.

    Mi fermo qui: ti ho ammorbato abbastanza.

    Sandro59.

    • Ciao Sandro!

      Macché ammorbare, suvvia, piuttosto ho trovato la tua esperienza interessante.

      L’assuefazione o la saturazione per un dato pezzo, album, artista o addirittura genere sono proprio il tema del post. Diciamo che questa “insofferenza” che sto sviluppando è diversa dal solito. Prima era dovuta proprio ai troppi ascolti (magari per un mese di fila!) che oltre a consumarmi pian piano il pezzo di plastica a 33 giri mi consumavano anche il cervello. Quando poi i mesi diventano anni l’assuefazione è quasi inevitabile.

      Anche a me riscoprire quel qualcosa da una diversa angolazione mi risanava il piacere dell’ascolto. Non solo lo studio e le riviste, ma anche ascoltare un dato album con gli amici o con un musicista può risvegliare l’interesse sopito.

      Nel caso specifico degli Zep (e dell’hard rock, dai Mountain ai Creem, dai Nazareth ai Blue Öyster Cult) mi sono stufato di un certo modo di intendere il rock, esasperato, virtuoso, auto referenziale e auto celebrativo. Magari è solo un periodo o magari è un cambio di paradigma con il quale dovrò fare i conti.

      A te è mai capitato di comprare un album che dopo un ascolto hai ignorato del tutto? Su due piedi non ti ha detto nulla e l’hai riposto, ricordandoti della sua esistenza, ma senza alcun interesse a riascoltarlo, poi un giorno (per un articolo, un amico che ne parla, il tuo riflesso nello specchio che te lo sussurra di notte) lo rimetti sul piatto e LO ADORI.

      A me è capitato un paio di volte con band di tutto rispetto, tipo i Gun Club.

  4. Hai voglia se mi è capitato!
    Quasi sempre. Ho già detto che mi son sempre considerato un diesel (di quelli vecchi…)?
    Al primo ascolto: “Ma che è ‘sta roba?”
    Poi, col tempo e successivi riascolti dettati dalla curiosità, dalla voglia di… capire, pian piano scattava l’infatuazione.
    Sono molto meno numerosi i casi di folgorazione al primo ascolto (che non si siano rivelati fuochi di paglia) nella mia vita, tanto che alcuni li ricordo molto bene, nonostante la memoria ballerina e lacunosa.
    Tipo “Moonhead” dei Thin white rope o, prima, “Document” dei Rem.
    Tentare di comprenderne il motivo mi è impossibile.
    Certe sonorità hanno la caratteristica di stimolare chissà quali recettori, in questo contorto cervellino… e il tutto è per lo più straordinariamente soggettivo.

    Il mio rammarico attuale è quello di non riuscir più a farmi aiutare e coinvolgere dai suggerimenti altrui, come un tempo, per apprezzare qualcosa che ancora non conosco.
    I Ramones? Mai riuscito ad ascoltarli: mi annoiano a partire dal primo minuto (però anche i gruppi hard e metal, esclusi Zeppelin e Purple).
    Ho tentato di ascoltare qualcosa di cui ti sei dimostrato entusiasta nei tuoi commenti ma, per ora, nisba.
    Non demordo ma temo, come già detto altrove, che l’età giochi ormai un ruolo determinante nella sclerotizzazione del gusto.

    Sandro.

    • Ciao, Sandro, scusami se mi sono fatto attendere ma la vita reale (Università, ricerca di un lavoro, stage, cazzeggio) ogni tanto si fa sentire.

      Già il fatto che ti spingi verso improbabili consigli musicali (i miei) mi sembra tanto, addirittura trovare qualcosa di nuovo che ti stimoli forse la vedo dura.

      Mio padre, tanto per fare un esempio, si è bellamente fermato agli anni ’90, dopo di che non ha apprezzato più niente davvero. Il padre della mia ragazza, che è la persona con la maggiore elasticità mentale che io conosca, riesce talvolta ad apprezzare qualcosa di strettamente contemporaneo, ma non credo vada oltre (e lui è più verso i settanta che i sessanta, troppo rispetto).

      Personalmente credo sia inevitabile, ad un certo punto comincia a fossilizzare il gusto, ma non ci vedo niente di male, anzi. È l’occasione per analizzare, studiare, approfondire tanti autori. Citandoti ancora il caso del padre della mia ragazza, lui è cresciuto a suon di prog rock, Tim Buckley e Captain Beefheart, per poi passare decisamente al jazz. Ora approfondisce un’altra passione, quella per la musica classica, e nel frattempo riscopre autori che ha sempre amato (nel suo caso Duke Ellington, Mingus e compagnia) con biografie, live e interviste.

      Sarei curioso di scoprire se a cinquant’anni sarò più predisposto ad ascoltarmi un Corelli suonato da Savall o una Clear Spot di Beefheart.

      I Ramones sono tra le band che il rock più rivoluzionarie di sempre senza aver rivoluzionato un bel niente. Volevano essere i nuovi Beatles ed invece saranno il prototipo della band post punk, incapaci di suonare anche le cose più semplici eppure capaci di segnare un’epoca come nessun altro.

      Però mica devono piacere per forza!

  5. “anche se il mito di una oggettiva superiorità su qualunque altro pezzo mi sta sulle palle” ==> Preciso. Stairway ha spaccato la coglia da morire, e poi aggiungo che non è nemmeno il miglior pezzo degli Zeppelin, perché quello è Heartbreaker o comunque qualsiasi estratto dal secondo disco.

  6. Leggo e rileggo quanto hai scritto ma continuo a essere in difficoltà.
    Non capisco se esistono contraddizioni nelle tue parole oppure se sono io che ho difficoltà a seguirti.
    1-Stiamo parlando di cambiamento di gusti nel senso che quanto prima si riteneva bello, ora non lo si ritiene più tale?
    2-Oppure lo si ritiene ancora bello ma ci si è abituati e quindi non ci procura più quelle emozioni che un tempo ci procurava?
    3-Altra fattispecie: nel caso del 4° album dei L.Z., sei stato chiaro: non ti è mai piaciuto e ora ti sai spiegare il motivo.
    Poi, però, aggiungi:
    “Oggi quando riascolto QUALUNQUE album di QUALSIASI band che mi attizzavano in quel periodo mi prende l’ansia.”
    “…basta con Led Zeppelin, Deep Purple e Genesis vi prego!”
    Ma soprattutto:
    “Mi ci volle un po’ per capire che è proprio l’hard rock ad essere così, ed è da quella modesta rivelazione che ho ripudiato tutti gli album che adoravo e ho cominciato a dubitare seriamente del valore finora per me inopinabile di quelle band.”
    Sembri lontano dall’ipotesi di “abitudine” che avevo adombrato in un mio commento precedente (e punto 2- di questo).
    Piuttosto siamo al punto 1- La tua visione estetica è mutata.
    Non mi spiego quindi questo:
    “Tra i miei album preferiti (che ti linko QUI) ci sono i Genesis (di Peter Gabriel, ovviamente). Sono la mia band prog preferita, …”
    Che sia il caso di iniziare a dire: “Erano”?
    E come la mettiamo con il 2° dei L.Z. e con “In rock”?

    “Molti mi chiedono come faccio ad ascoltare “Metal Machine Music” senza impazzire. Beh, la risposta a secco è «perché in effetti, per quanto possa essere raccapricciante, mi piace» ed è fin troppo sincera.”

    Hai già dato la risposta. Voglio solo puntualizzare che la mia domanda sarebbe piuttosto in questi termini:
    “Come fai ad ascoltare… senza annoiarti?”

    • 1 e 2 – Nel post non è esplicitato, in effetti, ma se noti l’unico genere che veramente attacco è l’hard rock, di tutti gli altri (Genesis e Pink Floyd i citati) ho semplicemente parlato di “ansia”. Avrei voluto scrivere: “non mi emozionano più come prima” ma non sarebbe stato esatto, perché ci sono ancora delle corde che certi pezzi riescono a toccare, ma mi sembra di averle svuotate con i troppi ascolti. Le cose sono sempre più sfumate di quanto si riesca a descrivere!

      Per esempio: “The Wall” dei Pink Floyd mi piaceva, ora mi fa proprio cagare, “Meddle” era il mio album rock preferito, adesso ne ascolto ogni tanto Fearless, però non lo ritengo una schifezza anacronistica in termini musicali. L’unica cosa che li accomuna è che ogni volta che li metto sul piatto mi sale un’agitazione interiore, forse legata all’eccessivo ascolto negli anni, ma non saprei spiegartelo (e spiegarmelo) meglio!

      Sull’hard rock invece sono sicuro, è un genere che non riesco più a sopportare, mi sembra un’estremizzazione a scopo parodistico delle caratteristiche più superficiali del rock (il riff, la voce, gli assoli) che adombrano tutto il resto, compresa la possibilità di elevare il genere da semplice abilità di esecuzione ad arte.

      “Come fai ad ascoltare [Metal Machine Music] senza annoiarti?” prima di tutto non lo ascolto ogni ora del giorno e della notte. Mi diverte ascoltarlo con attenzione, cercando di volta in volta di scovare delle sfumature che mi erano sfuggite, di lasciarmi andare con l’immaginazione forzando quei suoni stridenti fino a disegnarmeli nella mente. È un album che in tre-quattro anni di ascolto mi ha sempre regalato emozioni nuove, profonde, diverse (ma non necessariamente positive). Senza “Metal Machine Music” probabilmente non avrei capito la noise, ma nemmeno l’industrial (anche se bisogna aggiungerci gli album dei Throbbing Gristle alla mia presunta maturazione verso questi generi). Al contrario dei dischi di Genesis o altri progger, per cui magari riscoprendo delle qualità che non avevo ancora notato in un testo, o in una sezione ritmica o in una particolare melodia mi riavvicino all’ascolto, con MMM parto dal suono per arrivare altrove. Non è come in quei dieci minuti in cui il tuo pensiero si disperde nell’etere mentre ascolti un album che sai a memoria, è proprio seguendo il filo anarchico della musica che mi appassiono, delle volte è una lotta, in altre Lou Reed è il mio gondoliere.

      Chiudendo sui Genesis, sebbene il cervello mi dica «Soft Machine» il mio cuore nel prog è legato ai Genesis, sono stati il mio primissimo amore, il mio primo CD, non riesco nemmeno a ragionarci più di tanto. Diciamo solo che mi è andata bene (potevano essere i Lunapop o i Backstreet Boys). D’altro canto, tra progressive e altri generi che apprezzo (garage, kraut rock, ambient, punk, etc.) il prog è ormai in fondo alla mia lista degli ascolti.

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