Froth – Patterns

maxresdefault

Froth? Ma che roba è?

Intanto una breve premessa sulla Burger Records.

Nel caso non la conosceste la Burger Records insieme a Drag City e Castle Face Records fa parte delle etichette californiane protagoniste del revival garage di questi anni. La Burger in particolare è la classica etichetta rock indipendente, una quantità inimmaginabile di band esordiscono con quel marchio a forma di cheesburger ogni anno, delle quali se ne salvano sette o otto all’anno.

La tattica di saturare il mercato solo di garage rock in tinta psichedelica ha un che di eroico, ma alla lunga sfrangia i coglioni.

Mentre la roba del loro catalogo intasa ogni angolo di camera mia ogni tanto spunta fuori una band veramente degna di nota. Ecco, i Froth sono tra questi.

Giovanissima band californiana piena di energia e acidi devastanti, con del talento che potrebbe in prospettiva portarci degli album notevoli, anche se questo album d’esordio, “Patterns” (2013), non è ancora un capolavoro.

Chitarra, voce e di un carismatico JooJoo Ashworth, al basso Jeremy Katz, Cameron Allen alla batteria e Jeff Fribourg… beh, lui suona l’omnichord.

Il loro garage non è rabbioso né acido, è trasognato, basta ascoltarsi la dolce nenia psichedelica di Oaxaca per apprezzare a pieno il loro sound così leggero da librarsi in aria. Una via di mezzo tra Mr. Elevator & The Brain Hotel e i primi indimenticabili Brian Jonestown Massacre, la chitarra e la voce di JooJoo sono il collante della band ed è l’elemento che viene subito colto quando “Patterns” scorre veloce sul piatto, la puntina non deve nemmeno abbassarsi troppo nei passaggi “eterei” che JooJoo strimpella in Not Myself.

I pezzi forti comunque sono quelli più psych garage, quanto sarà dannatamente accattivante Lost My Mind? Quante altre band avrebbero voluto scriverla? Dreamsalon, Thee Oh Sees (ai tempi di “Castlemania”), gli stessi Mr. Elevator & The Brain Hotel, magari pure i Quilt. I giri sixties dell’omnichord, le accelerazioni proto punk che fanno tanto Nuggets, sono elementi propri anche di General Education, altra perla di questo album.

Date un’occasione ai Froth, potreste non pentirvene.

  • Link Utili: per ascoltare l’intero album su Bandcamp clicca QUI, per dirgli quanto vi attizzano su Facebook cliccate QUI, se volete consultare il catalogo della Burger Records cliccate vigorosamente QUI.

Advertisements

2 risposte a “Froth – Patterns

  1. Ottima recensione! Il gruppo promette davvero bene! Speriamo non sia una delle tante “burger band” che si perdono strada facendo. Ciao!

    • Grazie! Beh, diciamo che la storia non aiuta, le garage band spesso non durano più di due o un album, le altre sono accezioni! Poi c’è anche la brutta tendenza a rendere il sound più “radiofonico”… Che dire: speriamo, questi ragazzi hanno del potenziale ancora non sfruttato.

Insultami anche tu!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...