Girlpool – Girlpool [EP]

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Per quanto mi riguarda potete benissimo pestarmi a sangue e lasciarmi esanime sul marciapiede, basta che il giorno dopo io possa ascoltarmi in santa pace il primo EP delle Girlpool e starò subito meglio.

Lo spleen di queste due ragazze sfiora la perfezione estetica, una chitarra elettrica, un basso e loro due voci, con tanta voglia di fare del semplice punk. E le liriche… ascoltarmi Love Spell e Paint Me Colors dopo una giornata a sorbirmi la doppiezza dell’Università italiana è un piacere intellettuale quanto viscerale.

Viva il femminismo (intelligente), loro combattono la società che le vede come un prodotto da copertina o da consumo a suon di autenticità. Non solo nel sound ma nelle liriche stesse, riportando una realtà fatta di menefreghismo e superficialità, spogliandola della sua fatiscente ipocrisia.

Da quello che ho capito il termine “Girlpool” sta ad indicare quando degli amici parlando delle ragazze in comune che si sono scopati, giudicandole e via dicendo (ma se qualcuno ci capisce più di me vi prego di scrivermi nei commenti). Da qui testi pazzeschi come quello di Slutmouth in cui Cleo Tucker (la chitarrista) ci racconta di due tizi che parlano di come lei li baciasse entrambi di merda. Più punk di così c’è solo il tavernello il sabato sera al C.P.A..

Eccezionale anche Jane, dove chiedono ai ragazzi in generale di esprimere i loro sentimenti con le parole e non solo con i grugniti, e in effetti è un problema fottutamente reale. I ragazzi mediamente vengono cresciuti come piccoli uomini, seguendo stereotipi imbecilli dove l’uomo sa perfettamente quello di cui ha realmente bisogno, e di solito è una birra.

Plants and Worms è un pezzo propedeutico, e non immaginate a quanta gente serva sentirsi dire senza mezzi di termini di doversi buttare nella vita, invece che stare piantati davanti ad un PC o nella loro cameretta con le cuffie sempre alle orecchie.

Stavolta ho davvero poco da dirvi, a parte che Blah Blah Blah ha il miglior inno punk da cinque anni a questa parte (o anche di più), che American Beauty ha una decadenza poetica che me lo rizza, che Jane l’ascolterei a tutto volume anche mentre mi devo riprendere da una sbronza colossale, amici: queste due ragazze da L.A. hanno dei margini di miglioramento notevoli.

Insomma gente, questo è tutto, vi lascio con una intervista in occasione di un loro concerto a  Brighton (U.K.), l’EP su YouTube e il player di Bandcamp di uno split con le agguerrite Slutever.

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