Mexcal – L’Ostinata Fedeltà Dei Cani

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«Di quelli come te/ non so che farmene» cantano i Mexcal, e mi viene quasi da sorridere.

Ultimamente mi stanno contattando parecchie band e artisti, delle volte piuttosto al di fuori della musica che recensisco di norma in questo mediocre blog. Chi fa musica frenchcore, chi death metal, chi jazz sperimentale, e chi, come i Mexcal, fanno il classico rock italiano da radio Subasio.

Che poi a me dispiace anche trovarmi nella posizione di stroncare (quasi) tutti gli album che mi mandano, spesso con tanto di note e dichiarazione d’intenti incluse nella mail di richiesta, e non raramente con allegata una lista infinita di premi di vario genere, ma a me delle premiazioni e dei voti su internet non me ne frega un cazzo, giudico l’album per quello che c’è dentro, non per come ne parlano a giro.

L’Ostinata Fedeltà Dei Cani” è un disco sorretto da un tema classico del rock, la perseveranza nel seguire i propri sogni, che per i Mexcal evidentemente è fare rock anni ’90.

Il problema delle 11 tracce che compongono il loro esordio è che sanno TUTTE di già sentito. È come tornare al primo album dei Negrita del 1994 (senza la loro velocità e l’armonica alla Morricone), a quei suoni dalle parti di Arezzo, la triste banalità della voce potente e virile, i dannati ritornelli, i riff delle volte pizzicati e delle volte a tutto volume, i testi sempre uguali.

Sebbene le regole non piacciono più tanto a questo trio bresciano (come si evince da Quello Che Non Sorride Mai) nel loro album le rispettano tutte, fino alla noia.

L’unica cosa che si percepisce decisamente è il divertimento viscerale che provano nel suonare, come se fosse l’unica cosa che valga la pena di fare, ma non basta questo per creare un prodotto interessante, sarebbe troppo facile!

L’ho capito che «ogni parola è un ricordo», ma per farmi sentire il peso di quel ricordo non basta urlarla quella parola. Quando Dee Dee Ramone canta in 53rd & 3rd la senti la sua esperienza, riesci a percepire quel disagio sulla tua pelle, quando Robert Wyatt declama in falsetto il testo di Sea Song ogni singola parola è un cazzotto allo stomaco. Come invece lo fanno i Mexcal è come lo fa ogni band da taverna, dimenticandosi che parola e suono sono vettori che necessitano di magnitudine e direzione.

Mentre il rock in Italia cerca una dimensione internazionale che non sia, finalmente, copiare quel che di buono ci dà l’estero, ma proporre della musica originale e interessante (Heroin In Tahiti, Mai Mai Mai, Architeuthis Rex, La Piramide Di Sangue, Squadra Omega, …), ci sono anche band come i Mexcal, molto più modeste ma molto più immediate.

Divertente il pezzo finale quasi alla Skiantos (Signorina), come anche i riferimenti a Ivan Graziani in Conchiglie E Stelle (purtroppo non coadiuvata dalla splendida auto-ironia del chitarrista italiano).

Alla fine della giostra “L’Ostinata Fedeltà Dei Cani” è un esercizio di maniera che piace più a chi lo suona che a chi lo ascolta, un mondo a parte dove conta solo a che volume lo stai suonando, non cosa stai suonando.

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