Undisco Kidd – Hubble Bubble

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Etichetta: Annibale Records
Paese: Italia
Pubblicazione: 15 Giugno 2016

Più o meno un anno fa un tizio me ne parlò come “la band rivelazione nella scena italiana”, peccato che dopo pochi giorni (e sbronze) l’unica cosa che ricordassi è che avevano vagamente qualcosa a che fare con i Funkadelic. Purtroppo mi arrivano ogni giorno mail con oggetto: “La band rivelazione di ‘sto cazzo” e di solito è non è neanche merda al 100%, ma solo roba noiosa. Un mese fa mi stavo ubriacando in una bettola di Prato quando il proprietario del locale mette sù “Hubble Bubble”, rigorosamente in vinile. Ovviamente non lo ascolto con attenzione, né volevo, ero ad un cazzo di pub con Massimo Civica che mi stava scambiando palesemente per qualcun altro, eppure… eppure mi si inchioda qualcosa alla base della calotta cranica, un non so che di Thee Oh Sees e Reatards, quella California che ho amato e per cui ho speso fin troppe parole in questo blog, un rumore fuzzoso, una nenia psichedelica, più che di George Clinton quella musica sembrava provenire dall’ennesimo orfano di Jay Reatard.

La matassa sonora che questi quattro ragazzi sardi propongono è un’interessante deriva psichedelica, direi un 10% di psichedelica occulta e un 90% di garage psych, se raddoppiassero la batteria in certi momenti li scambieresti davvero per gli Oh Sees di Dwyer, con però un maggior gusto melodico e una sezione ritmica meno kraut.

Alla fine della giostra l’unica cosa funk che hanno questi Undisco Kidd è il tiro micidiale, che sì mantengono dalla prima all’ultima traccia, ma non sempre con la stessa efficacia.

Lady Slime è una grande, grandissima apertura, ed è anche l’unico vero acuto di tutto l’album, riuscendo a rielaborare suoni e archetipi del garage californiano con una freschezza disarmante, inserendoci pure a spregio un assolo alla Doug Tattle.

Il resto del 12” non riesce a stupire allo stesso modo, ma sia chiaro: mantenendo sempre alto l’interesse dell’ascoltatore, perché difficilmente ci si annoia. La band fa un gran casino e lo gestisce bene, senza strafare in onanismi (tipo Jefferson Nile). Every Day sembra quasi la cover di un pezzo segreto di Ty Segall, tracce come Maggie’s Closet e Wakey (ma anche Lady Slime) a mio avviso avrebbero giovato di una batteria raddoppiata, ma sono piccolezze, perché “Hubble Bubble” riesce comunque a spaccare più di qualsiasi album uscito quest’anno sotto la Burger Records.

Lo consiglio a chiunque in questi anni è andato in brodo di giuggiole per “Carrion Crawler/The Dream” dei Thee Oh Sees o “Twins” di Segall, ma anche per le melodie beatlesiane di Jeffrey Novak, questi Undisco Kidd non solo attingono a piene mani da quella scena musicale ma la sanno anche rinnovare con efficacia. Sicuramente sarò tra quelli che prenoteranno il prossimo album, perché i margini di miglioramento lasciano prevedere tante belle cose.

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