La Questione Del Sassofono

sax

La musica è una figata.

Sì, lo so, avrei dovuto cominciare con un incipit epico citando in mezzo rigo Lester Bangs, Riccardo Bertoncelli e i Cugini Di Campagna, ma non mi viene.

Conobbi la musica ancora in grembo, come tutti. Il ritmo del battito cardiaco è la cosa più allucinate che si possa sentire, all’inizio non credi ci possa essere altro di altrettanto tosto e entusiasmante (un po’ come quando cominci ad ascoltare i Led Zeppelin, ti senti rintontito perché fino al giorno prima il complesso più scatenato che conoscevi era quello che suonava la sigla di Dragon Ball). Poi boh, son successe tante cose da allora. Sono nato, son cresciuto. Una volta ho fatto karatè, era divertente, ma non mi piaceva la palestra. Inoltre c’era un puzza di sudore che lascia stare.

In casa perlopiù ascoltavo musica classica. Gershwin misto a Puccini, almeno da parte di mia madre, mio padre invece mi rimpinzava di Deep Purple, Boston, Kansas, Joe Cocker e giù di lì. Non che io ascoltassi nessuno dei due, all’epoca leggevo i miei fumetti e stavo proprio in pace col mondo, me ne fregavo.

Poi un giorno, mentre L’Uomo Ragno abdicava ad una notte di sesso assatanato con la sua bellissima moglie, per farsi prendere a schiaffi in faccia da un tipo fulminato che se ne andava in giro con una pietra verde (il tutto però ben disegnato dal mai abbastanza rimpianto Mike Wieringo), papà mi regala un disco che mi ha fottuto la vita intera: “Selling England By The Pound”, dei Genesis.

Da allora non ci ho capito più niente, il rock divenne il centro delle mie attenzioni, ascoltavo la radio e compravo dischi a sfare. Saltavo il pranzo prima di andare a lezione di fumetto perché volevo un nuovo cd, o un nuovo lp. Ora potrei saltare tutti i pranzi del mondo, non mi comprerei manco… vabbè, dai, vabbè, c’è internet…

Aspettate… dovevo spiegare la Questione Del Sassofono, vero?
Porca paletta, dov’è che ho messo quel documento rtf, quando c’è bisogno di un sano copia e incolla scompare tutto nel… beccato! Vai col copia-incolla:

“Ricordo che dopo aver assistito ad un concerto tributo a Tullio Mobiglia mi venne in mente di lasciare il piano (che pestavo amorevolmente con le mie tozze dita) per passare al Sassofono.

Ho sempre avuto la convinzione che il sassofono fosse lo strumento più profondo di tutti i tempi. Col quel marchingegno dorato devi dare tutto te stesso, la tua anima erutta dai polmoni e si scarica direttamente dentro quel tubo d’ottone, è magia, pura magia, come i Barbapapà. Comunque volli provare questo sassofono ma non riuscivo mai a trovare qualche bastardo che me lo prestasse anche solo dieci secondi.

Sarà che ci vai giù di labbra e quindi è come la ragazza, però quei maledetti sassofonisti proprio non me lo volevano prestare il loro strumento magico. Così un giorno, dopo aver assistito a delle prove (lo facevo spesso a dodici anni, rompevo le scatole a tutte le sale di registrazione per stare lì a guardare chi registrava) un tizio lasciò dentro il suo sax.

Dovevate esserci. Era lì, tutto luccicante, poggiato alla meno peggio su quei muri soffici, come una solenne presenza, sembrava potesse suonare così, da solo.

Aspettai che tutti uscissero per una bella pausa sigaretta (i tabagisti sono l’anello debole della catena evolutiva, l’ho sempre sostenuto) e mi fiondai sull’oggetto dei miei desideri. Ragazzi, mi ci vollero qualcosa come dieci minuti per trovare il coraggio di soffiarci dentro, giuro, e quando lo feci lo feci in maniera così convinta, emozionata, sentita… che svenni come un deficiente.

Ripresomi dalla immensa figura di merda cominciai a guardare con timore e rispetto verso il mondo musicale, un mondo che ti sviscera, che pretende sacrifici spesso enormi. Un mondo di passione, di impegno, di volontà.

E poi ci vogliono dei polmoni allucinanti, cazzo! Vuoi mettere fare il critico?”

12 risposte a “La Questione Del Sassofono

  1. Una volta provai a suonare la tromba di un amico.
    Mi sfiatai l’anima e mi uscì sangue dal naso.
    La cosa peggiore? Il tipo mi piaceva, non uscimmo più insieme.

  2. Il sax lo suona pure Maurizio Costanzo… PUOI suonarlo anche tu!
    A parte lo scherzo permettimi di dire che la musica è una delle migliori astrazioni dal presente. Un abbraccio 🙂
    è è l’aria per respirare

    • Costanzo non fa statistica, a parte quella sullo stato dell’obesità in Italia.

      Scherzi a parte (ma mica tanto poi) la musica è l’unica cosa che mi fa star davvero bene. Dopo l’Aulin e l’enterogermina.

  3. we, non c’entra praticamente nulla, ma c’è un gran gruppo americano, un trio basso&voce-batteria-SASSOFONO chiamato Morphine: hai mai pensato di recensirli?

    comunque ho letto qualcosa sul tuo blog: mi piace, si vede che ti ne sai a pacchi e che non scrivi senza documentarti bene e lo fai soprattutto seguendo quello che ti interessa e non i dogmi ridicoli su cui si fonda molta della critica musicale “alternativa” italiana…

    • Ciao!
      Li conosco sì i Morphine grandissima band anche se “Good”, il loro folgorante esordio, dei primi quattro album è quello che mi piacque di meno. In effetti dovrei riascoltarlo, a casa ho solo “Like Swimming” e “Yes”.

      Di recensioni che vorrei fare ne ho parecchie, ma spesso e volentieri non mi sento sufficientemente preparato. È difficile che mi butti su una band con una discografia importante di cui ho solo due album, di solito preferisco gli esordienti o band di cui possiedo più o meno tutto (nel bene e anche nel male…).

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